Creed - Nato per combattere: Sylvester Stallone, perché Rocky è uno di noi

Rocky contro Ivan Drago
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"Creed - Nato per combattere" è lo spin-off di "Rocky", una delle più celebri saghe della storia del cinema: Il pugile italoamericano è una vecchia roccia che sta dalla nostra parte. Da sempre.

(di Emanuele Zambon). Quel ragazzone dall'andatura dinoccolata in tuta e Converse, che si sveglia alle 4 del mattino per allenarsi, è entrato a far parte dell'imaginario collettivo, complice una colonna sonora inconfondibile. Rocky Balboa, il pugile di origini italiane che cavalca il sogno americano sul finire degli anni '70, dopo una vita vissuta ai margini nella periferia di Philadelphia. Lo stallone italiano, bullo dei quartieri malfamati strappato alla strada dalla tenacia di uno scorbutico allenatore (Mickey) e dall'amore dell'introversa Adriana. Vederlo mandar giù 5 uova all'alba e correre per i sobborghi salutando la gente mentre si allena conserva tutt'oggi il fascino di una favola con l'happy ending. Merito (soprattutto) di Sylvester Stallone, alter ego di Rocky persino sul palco dei Golden Globes 2016 (qui tutti i vincitori), dove ha ritirato il premio come Miglior Attore Non Protagonista per "Creed - Nato per combattere" (guarda la clip del film in esclusiva per melty). L'attore di "Sorvegliato Speciale" e "Fuga per la vittoria" ha dato vita alla saga sportiva più celebrata del cinema. Quello di "Rocky" è un universo popolato da personaggi borderline, autentici sconfitti, perditori seriali messi k.o. nella vita di tutti i giorni ('nessuno colpisce duro come la vita' afferma il giovane Balboa nel primo film del 1976). La forza del pugile italoamericano - e di conseguenza dei comprimari della saga - è quella di restituire colpo su colpo alle avversità, di non arrendersi mai di fronte agli ostacoli e di prendersi, dopo rovinose cadute, ciò che gli spetta in quella terra promessa che sono gli States.

Creed - Nato per combattere: Sylvester Stallone, perché Rocky è uno di noi

La parabola di Rocky è la parabola di Stallone, attore testardo e insospettabile sceneggiatore in grado di conquistare Hollywood nel 1976 con 3 Premi Oscar (Miglior Film, Miglior Regia e Miglior Montaggio) dopo anni di porte in faccia, grazie ad un'intuizione fulminea avuta dopo la visione del match tra Muhammad Ali e il semisconosciuto Chuck Wepner. Sono nato nel 1985, l'anno di "Rocky IV", il capitolo più politicizzato della saga (in definitiva è la riduzione della Guerra Fredda ad un dualismo sportivo) e quello in cui l'alter ego di Sylvester Stallone (commovente il suo discorso ai Golden Globes) è ormai un campione affermato che sfoggia completini firmati Hugo Boss e se ne va in giro in Lamborghini. Ma Rocky non si è mai imborghesizzato completamente, ha sempre mantenuto un profilo basso, dando la priorità a valori tradizionali come l'amicizia e la famiglia. È sempre stato un uomo del popolo capace di abbattere le barriere del sistema con la grinta e il coraggio, dimostrando a tutti noi che, forse, la realizzazione dei propri sogni è conseguenza diretta del nostro spirito di sacrificio, della nostra ostinazione. Stallone lo ribadisce, una volta di più, in "Creed - Nato per combattere", il settimo capitolo di uno dei franchise più longevi della storia del cinema: la 'vecchia roccia' Rocky colpita con un montante lontano dal ring, nella sfera privata. Quello che Ryan Coogler ci mostra è un ex pugile stanco, in affanno, un 'sopravvissuto' che conserva ancora quel barlume di ingenuità in un mondo che non sa cogliere appieno la sua visione romantica della vita.

Creed - Nato per combattere: Sylvester Stallone, perché Rocky è uno di noi

Vedere Sly a bordo ring è un tuffo al cuore, vederlo soffrire in silenzio bagnerà (forse) i vostri visi con le lacrime, perché Rocky fa parte del nostro retaggio: guardarlo è come guardare una vecchia fotografia che mette in moto un cortocircuito di emozioni. Qante volte ci siamo 'gasati' con "Eye of the tiger"? Quante volte abbiamo aspettato con trepidazione il match finale, seppur consapevoli di assistere ad un incontro inverosimile (basti pensare alla totale assenza di guardia del pugile italoamericano)? Non ci è mai importato, perché ci importava solo identificarci nel nostro eroe preferito. Ripensare a Stallone/Rocky è ripensare alla nostra infanzia, alla voci di Ferruccio Amendola e Gigi Proietti che strillano "Adrianaaaa", agli allenamenti di Apollo e Rocky (vera e propria esibizione di machismo), ai divertenti siparietti con protagonista il fallito Paulie, al 'ti spiezzo in due' di Ivan Drago e ad una star anni '80 e '90 troppo spesso bistrattata. Rocky, da 40 anni, è uno di noi...

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Crediti: Warner Bros, MGM, web