Consigli di lettura: Sergio Peter presenta “Dettato” (Tunué)

Dettato
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I consigli di lettura di melty.it non potevamo che cominciare da un esordiente. Sergio Peter ci parla di “Dettato”, romanzo autobiografico che esplora nuove forme letterarie: “E' il compito di noi giovani autori, dobbiamo sconfinare”.

Una valle incastonata tra due laghi, un bambino che si cerca, un adulto che ritrova la sua infanzia e le sue origini: è questo l'universo raccontato da Sergio Peter nel suo romanzo d'esordio. “Dettato” rimanda al più classico degli esercizi che si facevano alle elementari, ma soprattutto alle parole ascoltate e riportate come foglie d'erbe che cadono nei campi intorno a Grandola. Le pronunciano persone umili, persone qualsiasi, familiari, ma soprattutto anime legate visceralmente alla propria terra e a quelle origini che l'autore, orfano del padre dai primi anni di vita, ha un disperato bisogno di ritrovare. Questo libro è allo stesso tempo un esercizio di stile, una ricerca filosofica e un racconto autobiografico. E' tremendamente difficile da leggere, in alcuni brani, perché infarcito di espressioni dialettali e frasi asintattiche. Ma è una scelta che qui spiega l'autore, e che renderà la lettura ancora più appassionante. Da scoprire i racconti sui riti pagani di quelle valli, splendida la descrizione del falò dei fantocci cuciti dai bambini alla fine dell'inverno, intense le passeggiate del protagonista nella natura che lo acquieta. E' un protagonista talvolta bimbo, talvolta adulto, difficile da afferrare perché alla sua voce si sovrappone quella dei suoi interlocutori.

Sergio Peter ha 28 anni, è originario di Grandola in Provincia di Como e ha cominciato a scrivere raccontando quei luoghi montani e lacustri, di cui la letteratura non si era ancora accorta. Emozionato come un bambino al primo giorno di scuola, sta girando il nord Italia per presentare il suo libro, e per la prima volta per parlare di se stesso e della propria vita, vissuta sempre con riservatezza e timidezza. “Questa è soltanto la prima di tante storie legate a quei luoghi”, promette. La sua casa editrice, Tunué, ha sede a Latina, è specializzata in fumetti e graphic novel e con “Dettato” e "Stalin+Bianca" di Iacopo Barison (classe 1988) ha inaugurato la propria collana di romanzi al Salone del Libro di Torino. Sergio si è laureato in filosofia alla Cattolica di Milano con una tesi su “Le Città Invisibili” di Italo Calvino. Per il suo romanzo si è ispirato a Gianni Celati, massimo allievo di Calvino, e al romanzo “Narratori delle pianure”. Gli abbiamo chiesto le ragioni delle sue scelte stilistiche e qualcosa di più su Ermanno, anziano amico che lo accompagna nel suo viaggio nel passato.

Lo stile di “Dettato”

- Mi interessava fare ricerca, sperimentare, visitare territori linguistici ancora rimasti inesplorati. Per questo ho cercato di dare spazio a certe parlate e cadenze dialettali, che per me si trasformano in poesia. La poesia è una questione di suono, di ritmo e ripetizioni, non m'importa il significato ma il significante, la parola come suono, come fosse una nota. La collana curata dall'editore Vanni Santoni ha proprio questo come obiettivo e come motto si pone: “quattro quinti di realtà, uno di sconfinamento”. Volevo dar voce ai senza voce, a quelle figure marginali che la letteratura tende a relegare in zone di genere, cioè i matti, i bambini, gli animali, le donne e i vecchi. Quando parlano i bambini la sintassi è semplice, elementare, come un tema scolastico. Quando sono i vecchi a parlare le forme dialettali e i detti popolari hanno la meglio. Forse chiedo troppo al lettore: non solo deve provare a colmare liberamente le caselle bianche lasciate alla fine di ogni capitolo, completare il sospeso, ma deve anche farsi investire da questa parlata matta, quasi schizofrenica in alcuni casi, completamente fuori luogo e fuori tempo. Io ho sempre come obiettivo il ritmo interno del tempo, l'andare via nello spazio del testo seguendo una danza ben precisa, e scrivo a orecchio: se letto ad alta voce un brano non funziona, allora lo taglio subito. C'è verso la fine del libro una parte dedicata alle Lettere, in cui ho volutamente dato spazio all'errore: perché a me interessa la via dell'erranza, la via dell'errore e delle apparenze, per la costruzione di una letteratura minore che sconvolga e stravolga la letteratura ufficiale dall'interno. Il bello dell'italiano è che puoi girare le frasi come vuoi, portando il lettore in angoli rimossi per un attimo, fuori dalle vie principali e dai luoghi ufficiali, e la vita è questo: disordine, buchi, vuoti, frasi che si interrompono e rimandano a un altro che non c'è. Amo costruire periodi fatti di proposizioni che apparentemente non hanno relazione l'una con l'altra e continuamente indicano una direzione che non c'è.

Ermanno

- Ermanno è una figura centrale nel libro. Compare per la prima volta nel capitolo "Luigina". Di lui non sappiamo quasi niente (così come di tutti i personaggi del libro). Appare infatti all'improvviso. Sappiamo che ama cantare alle api, che le arnie gli ispirano felicità. Poi per un po' di pagine di lui non si sa più niente, si nomina qua e là col suo canticchiare, mostra il suo grasso maiale al narratore. Ma è alla fine, nell'ultimo capitolo, che prende voce finalmente questa figura di matto, e marginale, che guida il protagonista voce narrante, lo guida con una cantilena scanzonata nei prati e i due iniziano a dialogare a decantare insieme i luoghi. Per certi versi è quasi una figura salvifica, perché per la prima volta il narratore ha qualcuno con cui dialogare, qualcuno che lo ascolta, e con cui camminare. Ermanno è un essere di una mitologia minore, costruttore di microstorie senza morali e custode dei toponimi prativi, ultimo rappresentante della schiera dei saggi, è una figura di terra, che decide di scrivere delle lettere al narratore, e questo stravolgimento è importante, perché in questa parte del libro la voce narrante lascia spazio alla scrittura asintattica e disturbata di Ermanno, prosa irrazionale e tuttavia estremamente originale. Noi giovani scrittori dobbiamo scoprire in quali nuove strutture può coniugarsi la forma-romanzo e meglio di chiunque altro ci aiutano questi esseri atemporali, anche ignoranti o meglio non letterati, poco istruiti, perché il loro racconto è puro, seguono le loro voci e le loro ossessioni e le buttano sulla pagina senza dare spiegazioni, muovendosi sul filo del tempo e costruendo immaginari con la fantasia...

(testo raccolto da Nicola Accardo)

Crediti: Tunué, Sergio Peter