Chris Froome e il doping: tutte le accuse al Re del Tour de France 2015

Chris Froome durante il Tour de France 2015
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Le accuse di doping a Chris Froome durante il Tour de France 2015 non si placano. Il Kenyano bianco si dice pulito e il Team Sky, squadra innovatrice del ciclismo, lo difende.

Il Tour de France 2015 vorremmo fosse ricordato come una corsa pulita. Al momento, tranne la positività alla cocaina di Luca Paolini della Katusha, tutto sembra essere regolare. Compreso la corsa verso la vittoria di Chris Froome. Una premessa è d'obbligo prima di parlare delle imprese del kenyano bianco. I sette Tour de France tolti a Lance Armstrong e mai più assegnati, la squalifica di Contador nel 2012 e i tanti ciclisti squalificati nel passato perché pescati con valori sballati hanno lasciato un segno indelebile sul ciclismo. La credibilità nello sport come nella vita è tutto e giocare ad armi pari è la base del successo. Perciò quando un corridore viene beccato fa un danno enorme a sé stesso, alla sua squadra e all'intero movimento per anni. Questa macchia è difficile da lavare e Chris Froome sta scontando tutto lo scetticismo e il disincanto accumulato negli anni dagli appassionati. Il ciclista del Team Sky però non può essere crocifisso senza uno straccio di prova. Altrimenti siamo al giustizialismo preventivo, una sorte di tribunale del popolo che condanna un ciclista per il solo fatto di andare più forte degli altri. Per chi avesse la memoria corta l'anno scorso, nella vittoria del Tour de France 2014, è successo a Vincenzo Nibali. Specie in Francia ci fu una campagna stampa contro il siciliano e le sue performance considerate sovrumane. Quest'anno la campagna di stampa è ricominciata di nuovo in Francia e ha per oggetto Froome. Ci ha pensato l'ex ciclista francese e commentatore sportivo Laurent Jalabert: "Ci siamo sentiti un po' a disagio davanti a tanta facilità, che contrastava con la difficoltà vissuta dai primi tre del Tour dell'anno scorso". Una frase pesante, detta poco dopo il successo di Froome nella 10a tappa del Tour de France.

Chris Froome e il doping: tutte le accuse al Re del Tour de France 2015

Quasi nelle stesse ore è spuntato inquietante un video su Daily Motion. Un video rubato da un hacker dall'archivio del Team Sky sull'impresa di Froome sul Mont Ventoux nel 2013. E' stata la tappa che ha consacrato il kenyano bianco, una dimostrazione di forza dell'allora outsider. Ciò che non torna in questo video è il rapporto tra watt espressi e battiti cardiaci rilevati. Froome infatti nella fase dello scatto passa da 19 a 32 chilometri all'ora, sviluppando oltre 1.000 watt di potenza, un risultato mostruoso considerando i tre fattori come peso, altezza e massa muscolare, senza mai superare i 156 battiti al minuto. Per alcuni esperti è un comportamento sovraumano, per altri è possibile solo per brevi fasi. Per il team principal di Sky sir Dave Brailsford i dati possono essere falsati dall'accelerazione repentina e dalla configurazione della bici. Davanti alle domande di qualche cronista, Froome ha voluto subito rispondere per le rime: "Sono pulito ed esigo rispetto. Ho lavorato sodo per essere qui e non ho intenzione di permettere a nessuno di portarmelo via". Le polemiche non si sono spente e l'atteggiamento di alcuni commentatori non è stato certo diplomatico. Alla fine della 14 tappa vinta da Steve Cummings, Chris Froome ha raccontato di essere stato vittima di un lancio di urina da parte di uno spettatore. Un lancio condito dall'urlo "Dopée! ", ovvero "Dopato! ". Un gesto irresponsabile e da perseguire, che rende l'idea del clima che si respira attorno al kenyano bianco. Noi non possiamo che prendere posizione e difendere Froome fino alla fine. Il team Sky finora si è dimostrato un team all'avanguardia sotto tanti punti di vista e sta portando innovazione a tutti i livelli nel ciclismo. (il Tour de France 2015: il percorso della 16a tappa di lunedì 20 luglio)

Un elemento di cui si parla poco e che potrebbe essere una delle chiavi del successo di Froome è l'alimentazione. La Sky è l'unica squadra di questa Grande Boucle ad avere un camion cucina lungo tutta la corsa, con cuochi e nutrizionisti che lavorano fianco a fianco e che consigliano i corridori a mangiare secondo una dieta personalizzata. I consigli alla Sky, visti anche gli alti ingaggi, sono degli obblighi. Tanto che un grande corridore come Mark Cavendish ha lasciato la squadra perché non ce la faceva a mantenere tali ritmi. Il team Sky è stata la squadra che ha introdotto i rulli a fine corsa, che progetta allenamenti annuali in luoghi ideali e che fa della tecnologia il proprio punto di forza. Ogni ciclista viene valutato attraverso Srm (specie di scatola nera, ndr) e TrainingPeacks (software di gestione e valutazione delle prestazioni, ndr). In più i caschi, le bici e tutta l'attrezzatura sono forniti da aziende all'avanguardia, come ad esempio la Pinarello, azienda storica delle due ruote del trevigiano. Naturalmente le prestazioni e le vittorie di Froome e compagni non sono date dalla tecnologia ma ogni piccolo fattore che possa migliorarle è usato dal team Sky senza problemi di budget. Senza mai dimenticare che ciò che fa la differenza alla fine sono gli allenamenti e le forza nelle gambe. (qui percorso e tappe di montagna del Tour de France 2015)

Crediti: gopro, letour