Matteo Renzi: Il video a 'Che tempo che fa' sulla riforma del lavoro

Matteo Renzi a Che tempo che Fa
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Matteo Renzi, ospite domenica 28 settembre nel salotto di Che tempo che fa, spiega la sua riforma del lavoro: sfida al sindacato e lotta al precariato

“Quando c'è un disoccupato non devi fare una battaglia ideologica sull'articolo 18 devi far sì che quel disoccupato trovi lavoro” : questa è la sfida che Matteo Renzi, di ritorno dal viaggio in Usa, ha nuovamente lanciato domenica 28 settembre dal salotto di Fabio Fazio. Che tempo che fa ospita il premier alla vigilia di una settimana cruciale per le tanto auspicate, ma quanto mai fumose, riforme. Matteo Renzi è infatti alla guida di un esecutivo che vuole andare avanti per la complicata strada delle riforme ad ogni costo e molta della credibilità del premier sta proprio nell'attuazione di quella del mercato del lavoro. Matteo Renzi è però alla guida di un partito spaccato ormai da anni sull'articolo 18 e al contempo stesso alla ricerca di un difficile accordo con Silvio Berlusconi, che con l'arrivo dell'autunno sembra voler ritrovare lo spazio perduto in questi mesi. Il dibattito pubblico sul Jobs Act è l'emblema di tutte le contraddizioni della classe dirigente italiana. In che cosa si strutturerebbe la proposta dell'esecutivo? Con l'abolizione dell'articolo 18, il reintegro sul posto di lavoro nel caso di licenziamenti discriminatori verrebbe nettamente ridimensionato attraverso la strada dell'indennizzo economico, il tutto compensato da una forma di contratto a tutele crescenti. La riforma prevederebbe inoltre un minore potere di mediazione e partecipazione del sindacato nel rapporto lavoratore-datore di lavoro.

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Matteo Renzi: Il video a 'Che tempo che fa' sulla riforma del lavoro

In un mercato del lavoro sclerotico come quello italiano, dove chi ha diritti è un nemico per chi non ne ha e lo scontro sta diventando una questione generazionale, senza che la classe dirigente se ne sia mai resa effettivamente conto, le parole di Matteo Renzi risuonano come manna dal cielo per imprenditori e non tutelati e cadono minacciosi sulle posizioni di sindacati e lavoratori a tempo indeterminato. L'idea che sta dietro il Jobs Act è chiara: “Io non voglio che la scelta di chi devi assumere o licenziare sia in mano ad un giudice. L'imprenditore, se deve fare a meno di alcune persone, siccome non è cattivo deve avere il diritto di lasciarne a casa alcune. L'importante è che lo Stato non lasci a casa nessuno”. Una prospettiva che lascia dunque mano libera agli imprenditori e a chi il lavoro lo dovrebbe creare: una visione piramidale del mondo del lavoro, dove sono i vertici ad aver maggiore libertà d'azione rispetto alla base. Non c'è da stupirsi quindi che i sindacati siano in questo momento sul piede di guerra e si dichiarano pronti ad uno sciopero generale.

Il premier, Matteo Renzi
Il premier, Matteo Renzi

Il braccio di ferro tra esecutivo e sindacati come finirà? Prevedibilmente il premier andrà avanti per la sua strada, forte di un consenso elettorale stabile, di una grande capacità di narrazione delle proprie performance e di un'opinione europea favorevole alle sue proposte. Come lo Stato si potrebbe fare carico dei lavoratori (così come ha annunciato Matteo Renzi) ancora non è chiaro, con quali fondi ben che meno. Il vero problema dell'Italia è garantire un quadro di norme veloci e permanenti per chi sceglie di investire sul nostro paese. E' la durata dei procedimenti giudiziari per il reintegro, ad esempio, a differenziare il Belpaese dal resto d'Europa, non la possibilità di ricorrere ad un giudice. Il vero nodo da sciogliere è la riforma dell'impianto giudiziario. Difficilmente l'abolizione dell'articolo 18 senza una congiunta semplificazione giuridica può andare nella direzione di un'ampliamento delle possibilità dei lavoratori. Su questo punto dovrebbero incominciare a prendere posizione anche i sindacati. La pura difesa di un diritto, che nella prassi è svuotato di significato e applicabile solo per pochi, è evidentemente ideologia spicciola e facilmente strumentalizzatile come difesa di posizioni di potere acquisite. Ancora una volta Matteo Renzi, ospite della prima puntata di Che tempo che fa, sembra vincere sul piano della comunicazione e della promozione delle proprie posizioni di fronte a un'opposizione interna del Pd ripiegata su se stessa e a sindacati ciechi davanti ad un conflitto sociale in perenne crescita, dove paradossalmente sono loro i cattivi tanto quanto lo spettro della Troika. Ecco tutta l'intervista di Matteo Renzi a Che tempo che fa!

Crediti: Youtube, www.huffingtonpost.it, Photoshot, Uppa / Visual Press Agency