Charles Aznavour live a Parigi: Vecchio a chi?

Charles Aznavour live a Parigi 2015
Ecrit par

A 91 anni suonati Charles Aznavour ha regalato ai "parigini di tutto il mondo" 6 concerti eccezionali al Palais des Sports. Una lezione di passione e di dignità per una società francese che sembra molto più vecchia e rassegnata di lui.

Oramai lo sanno anche anche i muri: Charles Aznavour ha la bellezza di 91 anni. E' vecchio, sì, vecchissimo, questo monumento della canzone francese. Ma non per questo è da buttare via. I prodotti di marca, un tempo, erano costruiti per durare. E' entrato in scena a testa alta, Monsieur Charles, calcando il palco di un palazzetto dello sport moderno e dozzinale, gremito sì, ma che di certo non rende giustizia alla sua eleganza fuori dal tempo. I gesti con cui saluta il pubblico in delirio - nonostante quell'evidente tremore alla mano destra - sono repentini e polverosi, come sempre; e i suoi occhi sono tristi e furbi, proprio come quando accompagnava Edith Piaf o duettava con Liza Minnelli. C'è una sedia da regista vicino al pianoforte a coda che occupa il centro del palcoscenico, ma non vi fate strani pensieri: verrà utilizzata giusto il minimo indispensabile. Tutt'intorno, i due sintetizzatori, le due coriste, il quartetto d'archi, la batteria, le percussioni, la chitarra e il basso fanno da cornice al protagonista della serata, un "migrante" d'altri tempi - come sembra voler ricordare a tutti intonando "Les émigrants" in apertura - che il fascio di luce del riflettore fa risplendere come un diamante al centro della scena, nonostante il suo classico completo nero. Proprio come i rifugiati di cui tanto si parla in questi mesi (e in quella canzone scritta nel 1986), anche la madre di Aznavour è approdata in Francia dopo essere sopravvissuta al genocidio armeno. Se ne sarà reso conto, questo pubblico che sorseggia champagne in platea, che molto probabilmente vota a destra e che ha così tanta paura del futuro, che nelle vene dell'ambasciatore della canzone francese nel mondo scorre sangue armeno?

"Non si dorme sui propri successi, li si supera", ha scritto Aznavour in uno dei suoi libri autobiografici "Tant que battra mon coeur" (Finché il mio cuore batterà). Ma malgrado la determinazione e la passione che lo spingono ancora a non arrendersi ai malesseri della vecchiaia, a pubblicare un nuovo album ("Encores") e a presenziare il palco per più di due ore per dare vita a una carrellata di ben 27 brani, anche lui è cosciente che sarà sempre più difficile restare all'altezza di un compito così arduo. A più riprese Aznavour ricorda al pubblico che ha una certa età e che gli acciacchi lo tormentano. E lo fa con la schiettezza e la rassegnazione tipiche delle sue canzoni. "Sono vecchio e utilizzo un suggeritore elettronico - ammette indicandolo al pubblico. - Lo fanno anche gli altri, solo che io lo dico e gli altri no". Spesso non è facile seguire le circonvoluzioni dei suoi testi, ma non può prendersela che con sé stesso: "non immaginate quanto sono difficili da cantare. - dice - Peccato che li abbia scritti io". Poco dopo l'inizio di "Vous et tu", il mito si inceppa e costringe tutti i musicisti a ricominciare dalla battuta precedente. Poi si interrompe una seconda volta. Quindi decide di ricominciare daccapo. Ma niente, si blocca ancora e alla fine rinuncia. Il pubblico capisce, è sempre dalla sua parte. Anche quando il suo idolo mette le mani avanti, qualche canzone dopo. "Io cerco di forzare la mia voce al massimo, ma nei due prossimi brani ("Il faut savoir" e "Désormais", ndr) ci sono due note che non so se riuscirò a raggiungere. Non posso fare altrimenti. Anche in questo caso, la musica l'ho scritta io, purtroppo. Quindi vi prego di perdonarmi se non ce la faccio". Applausi a non finire per l'onestà e il coraggio del grande artista. La sala per un attimo torna ad essere uno stadio che fa il tifo per lui: l'istrione prende bene l'ultima nota del primo dei due pezzi incriminati, ma non quella del secondo. Peccato.

Nonostante il qualche migliaio di persone che lo osservano dagli spalti, Charles Aznavour si sente a casa e lo ripete più volte. "Voi siete i miei invitati", dice. E in effetti ci sentiamo proprio a casa sua, viste le gaffe che si è permesso di rifilarci. Ma il fatto di esserci autoinvitati pagando anche un biglietto piuttosto salato - i posti più vicini al palco arrivavano anche a 500 euro - ha i suoi vantaggi. Monsieur Charles, infatti, oltre alla giacca, si toglie anche qualche sfizio, come quello di cantare per la prima volta dopo tanti anni un suo brano per intero. Si tratta di Les plaisirs démodés, tagliato a metà dal produttore americano (ed ex marito di Sylvie Vartan) Tony Scotti, che gli consigliò di eliminare la prima parte. Ma non è tutto, perché il "vecchio" si è anche permesso di simulare un lento danzando con sé stesso, trascinando con caparbietà le sue gambe stanche da una parte all'altra del palco - "sapete quante pillole ho preso per poter camminare così?". E noi tutti, giovani e meno giovani, ad osservarlo a bocca aperta. Una scena poetica tanto quanto l'interpretazione di "Comme ils disent", in cui Charles canta utilizzando il linguaggio dei segni. Ma c'è posto anche per la scena più kitsch della serata: il brano "Ave Maria", eccessivamente trionfale, con tanto di finale con i riflettori sparati sul pubblico a mo' di benedizione collettiva. Deliri mistici a parte, chi le conosce lo sa bene: le canzoni di Charles Aznavour sono in grado di trasportarci altrove, in una dimensione parallela e lontana nel tempo. E' per questo che è sempre un po' difficile ritornare con i piedi per terra quando le luci si accendono e riappaiono gli spalti orrendi del Palais des Sports, quelli che prendono immediatamente il cellulare per farsi un selfie, chi acquista la bottiglia di champagne "edizione limitata Charles Aznavour" o il cofanetto con 60 dischi, tutti in una volta, per 100 euro. Charles Aznavour con il tempo si è cristallizzato in un mito, diventando un simbolo da vendere al rialzo alla borghesia annoiata francese e ai turisti, ma lui non è invecchiato affatto. Siamo noi che, dopo tanti anni, siamo talmente indolenti e incapaci di fare meglio che abbiamo ancora bisogno di lui.

Federico Iarlori - @fredjarl

Crediti: YouTube, web , RTL