Lo chiamavano Jeeg Robot: È Hiroshi Shiba l'eroe che tutti aspettiamo al cinema

Claudio Santamaria in Lo chiamavano Jeeg Robot
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Arriverà nelle sale il 25 febbraio "Lo chiamavano Jeeg Robot", il primo vero cinecomic italiano con protagonisti Claudio Santamaria e Luca Marinelli. Era ora...

(di Emanuele Zambon). Il 2016 verrà ricordato come l'anno della bulimia da supereroi: un vero e proprio bisogno compulsivo di produrre (le major) e fruire (il pubblico) cinecomic. Preparatevi, dunque, ad un'orgia di maschere, mantelli e scudi, a partire da "Deadpool", mercenario con la parlantina sciolta e il volto di Ryan Reynolds. A seguire il drem team Cavaliere Oscuro, Uomo d'Acciaio e Wonder Woman di "Batman v Superman: Dawn of Justice" e il mucchio selvaggio di "Captain America: Civil War" (guarda il trailer del film). Pensate sia finita? No, in estate torneranno i mutanti in "X-Men: Apocalypse" e verrà sguinzagliata la pericolosa Task Force X di "Suicide Squad" (presto il nuovo trailer a ritmo dei Queen). Tra le citate mega produzioni hollywoodiane si inserisce un autentico outsider made in Italy del genere: si tratta di "Lo chiamavano Jeeg Robot", il primo - se si esclude il tentativo fallito con "Il ragazzo invisibile" di Salvatores - cinecomic stivalaro diretto da Gabriele Mainetti e presentato in anteprima al Festival di Roma 2015. Il regista del corto cult "Basette" (quello a tema Lupin III con Mastandrea e Giallini) realizza un brillante crossover che si avvale di un titolo preso in prestito dagli anime giapponesi per poi spaziare dalle gangster story a tinte pulp al cinecomic nudo e crudo.

Lo chiamavano Jeeg Robot: È Hiroshi Shiba l'eroe che tutti aspettiamo al cinema

"Lo chiamavano Jeeg Robot", che si avvale della brillante sceneggiatura di Nicola Guaglianone (autore degli altri corti di Mainetti) e Menotti (sceneggiatore per numerose serie tv e fumettista apparso su riviste come Frigidaire), racconta la squallida vita del ladruncolo 'de borgata' Enzo Ceccotti (Claudio Santamaria), il quale, nel tentativo di sfuggire alla cattura da parte delle forze dell'ordine, si tuffa - come solo Mister Ok fa ancora - nel Tevere, finendo però in un barile di sostanze radioattive. Si risveglia con superpoteri alla Hulk che utilizza per mettere a punto piccoli furti, attirando la curiosità dei media (i quali gli affibbiano il soprannome di Bancomat) e di un boss sanguinario (Luca Marinelli) desideroso di assumere il controllo dello spaccio a Roma. Enzo, schivo e taciturno, conosce infine Alessia (Ilenia Pastorelli), ragazza ossessionata dal cartoon anni '80 Jeeg Robot d'Acciaio che vede in lui la reincarnazione di Hiroshi Shiba. Gabriele Mainetti confeziona una origin story che prende il via con un inseguimento a Ponte Sant'Angelo, scorre lungo il Tevere, attraversa Tor Bella Monaca e diversi generi cinematografici senza mai andare in secca e, infine, sfocia in un duello all'ombra dello stadio Olimpico. In poche parole "Lo chiamavano Jeeg Robot" sta ai film di supereroi come "Per un pugno di dollari" stava al western: non solo riscrive i tratti del genere - edulcorandolo da clichè abusati come "la Terra è in pericolo" per contaminarlo invece col noir e con la follia kubrickiana di "Arancia Meccanica" - ma si candida anche come apripista per chiunque in Italia abbia voglia di cimentarsi con i cinecomics. Quello di Mainetti è già un cult che racconta di esistenze borderline a due passi dal G.R.A., con protagonista un everyman asociale e problematico a cui fa da contraltare un villain mitomane ed esibizionista: "Lo chiamavano Jeeg Robot" (guarda la trasformazione del 'Joker' Luca Marinelli) è uno spaghetti-comic, anzi un cacio e pepe-cinefumetto col titolo alla Bud & Terence. W Hiroshi Shiba!

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Crediti: Lucky Red, web , melty.it