Captain America: Civil War, gli Avengers (divisi) fanno centro: La recensione

Team Iron Man vs Team Captain America
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Arriva nelle sale "Captain America: Civil War", il cinecomic dell'anno. I Vendicatori divisi, raccontati dai fratelli Russo, convincono a pieni voti. Spider-Man è una super new entry.

(di Emanuele Zambon). "Sventurata la terra che ha bisogno di eroi" scriveva il drammaturgo Bertolt Brecht. Su così solide fondamenta letterarie si inserisce con astuzia la fenomenologia della Factory Marvel, abile nel coniugare superomismo e cronaca, contestualizzando figure mitologiche (i supereroi altro non sono che abitanti dell'Olimpo catapultati ai giorni nostri) all'interno di un quadro geo-politico ben delineato, dove realtà e fiction appaiono sempre più intrecciate tra di loro. È in base a queste premesse che il lavoro dei fratelli Anthony e Joe Russo risulta ancora più godibile: "Captain America: Civil War" (ecco la descrizione delle 2 scene post-credits del film) è una delle vette più alte del cinema dei Marvel Studios, la testimonianza più solida e matura della Casa delle Idee, che in passato ci aveva abituato ad assoli cool ("Iron Man"), scatenate (mezze) dozzine ("The Avengers") e rockeggianti space opera ("Guardiani della Galassia"). Icona della svolta intimista e dark della major è il personaggio di Tony Stark, vero e proprio alter ego su celluloide di Robert Downey Jr.: scordatevi il tycoon playboy con un debole per gli AC/DC; il nuovo Iron Man è più autocritico e responsabile rispetto ai capitoli precedenti. In quello che può dirsi a tutti gli effetti un cortocircuito tra realtà e finzione, Tony Stark, al pari di Downey Jr., ha messo (quasi) la testa a posto, conservando allo stesso tempo doti di fenomenale one-liner (come quando apostrofa con "Manchurian Candidate" il Soldato d'Inverno).

"Captain America: Civil War" (leggi lo speciale sul paladino Steve Rogers), dopo un avvio in flashback (occhio a quel che accade nel 1991) affronta tutta una serie di tematiche - dal terrorismo al libero arbitrio - ponendo l'accento sui danni collaterali provocati dalle scorribande dei Vendicatori prima in "The Avengers" e poi in "Captain America: The Winter Soldier" e, soprattutto, in "Avengers: Age of Ultron". Grazie alle cifre impietose illustrate dal Segretario di Stato Ross (William Hurt) si scopre, sorprendentemente, che le azioni dei supereroi sono direttamente proporzionali al numero di vittime. In poche parole, l'interventismo di Captain America & Co. è causa diretta della comparsa di continue minacce e della morte di cittadini innocenti. 117 nazioni decidono allora di limitare la libertà d'azione degli Avengers, ratificando gli "Accordi di Sokovia" (l'Atto di Registrazione), un provvedmento legislativo in grado di regolamentare il modus operandi di individui con abilità eccezionali. Inaspettatamente Tony Stark aka Iron Man, in passato allergico all'autorità, si schiera a favore del documento. Ancor più inaspettatamente Steve Rogers alias Captain America (Chris Evans), che in passato era stato l'alfiere dello Stato, non accetta le condizioni imposte. Ne seguirà un conflitto, con i due leader - Cap e Iron Man - impegnati a formare una squadra di combattenti. Mentre Scarlet Witch (Elizabeth Olsen), Ant-Man (Paul Rudd), Falcon (Anthony Mackie) e Occhio di Falco (Jeremy Renner) si schiereranno al fianco dela Sentinella della Libertà, Vedova Nera (Scarlett Johansson), War Machine (Don Cheadle), Visione (Paul Bettany) e le new entry Black Panther (Chadwick Boseman) e Spider-Man (che debutto per Tom Holland!), appoggeranno l'uomo di ferro. In tutto ciò riveste enorme importanza, ai fini della trama, sia l'enigmatica figura del Soldato d'Inverno (Sebastian Stan), sia il misterioso e metodico Barone Zemo di Daniel Bruhl.

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Il ritorno degli eroi Marvel firmato dai Russo brothers si risolve in un film compatto, che farà del Dividi (i Vendicatori) l'Impera del botteghino. Se per "The Winter Soldier" i due cineasti di origini italiane avevano optato per una spy story old style ("I 3 giorni del Condor" era una delle pellicole citate), in "Captain America: Civil War" preferiscono avventurarsi su sentieri western (quella che si consuma all'aeroporto di Leipzig è una vera e propria resa dei conti fra cow-boy) e thriller, pur mantenendo nervature tipiche dello spionaggio alla "Va' e Uccidi" di John Frankenheimer. L'occhio dei Russo indaga passato e presente dei supereroi, ne analizza comportamenti e reazioni, alternando momenti più sussurrati e verbosi a sequenze action a dir poco adrenaliniche. Gli scontri tra gli Avengers sono raccontati sempre con lucidità, coreografati minuziosamente, in modo da non creare nello spettatore quel senso di disorientamento provocato ad esempio dalla battaglia finale di Sokovia in "Age of Ultron". La regia dà il meglio di sé quando filma rapsodicamente i protagonisti durante inseguimenti mozzafiato (salvo cadere ripetutamente in tentazioni introspettive); al resto contribuisce la sceneggiatura impeccabile di Christopher Markus e Stephen McFeely, abili nel riservare ad ogni supereroe il giusto focus.

GIOVANI PROMESSE E VECCHIE GLORIE. Un capitolo a parte meritano i personaggi di Black Panther e Spider-Man (osannati dalla critica d'oltreoceano), linfa vitale del futuro Marvel Cinematic Universe: il primo è estraneo alle dinamiche degli Avengers e agisce con una determinazione e con una ferocia sconosciute al resto del team; il secondo rappresenta uno "sguardo dentro lo sguardo" dei registi. L'Uomo Ragno, pur palesando doti acrobatiche eccellenti e una forza sovraumana, osserva con occhi innocenti (quelli cioè di un adolescente del Queens) i suoi colleghi più grandi. Spider-Man dona brio e leggerezza ad una pellicola dai toni decisamente più "seri" rispetto agli standard Marvel. La dialettica dei Russo poggia, però, sul rapporto tra Cap e Bucky e sul conflitto tra il self-made man Tony Stark, meno spaccone del solito, e su uno Steve Rogers più moderno, figura meno anacronistica rispetto ai capitoli precedenti. "Captain America: Civil War" (ecco il nuovo spot tv del film) è una sorta di metafora del mondo d'oggi, con gli Avengers vero e proprio specchio di nazioni divise da interessi e ideologie, spesso incapaci di sedersi ad un tavolo per superare gli individualismi. Al di fuori di ogni chiave di lettura "politica", la pellicola in arrivo nelle sale da mercoledì 4 maggio può definirsi come il Live Aid dei cinecomic: una grande reunion di rockstar -corazzate al di fuori, ma vulnerabili dentro - pronte ad entusiasmare i fan.

Crediti: Marvel, melty.it