Caparezza: "Volevo fare il fumettista”

Caparezza voleva fare il fumettista
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La musica resta il primo amore di Caparezza, ma non l'unico. Intervistato da melty.it, il rapper di Molfetta ha parlato della sua passione per l’arte, dello stato di salute del rap italiano e del perché non lo vedremo mai in un talent...

X Factor, The Voice e Pechino Express dovranno fare a meno di lui, almeno per ora: ai riflettori mediatici Michele Salvemini, in arte Caparezza, ha sempre preferito l’energia dei palcoscenici e il buio delle sale d’incisione. Questo perché, spiega proprio il rapper di Molfetta nel corso della sua intervista a melty.it, “La musica resta il mio primo interesse, anche se non ho nulla contro i musicisti che scelgono di partecipare alle trasmissioni televisive. Personalmente, però, preferisco restare più defilato e dedicarmi ad altro”. Pungente, cinico, irriverente e senza peli sulla lingua, Caparezza continua a comporre rime al vetriolo e a cantare virtù (ma soprattutto vizi) del nostro Paese, con la stessa carica che aveva all'età di 20 anni. Ad ottobre partirà anche il suo primo tour europeo(qui tutte le info www.tijevents.com), che toccherà Barcellona(7/10),Parigi (9/10), Bruxelles (10/10) Londra (12/10) e Amsterdam (13/10) . Eppure, nonostante parole, rime e melodie lo abbiano accompagnato sin dall’infanzia, il “Capa” mai avrebbe immaginato di poter trasformare questa passione in un lavoro.

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Caparezza: "Volevo fare il fumettista”

La musica ha sempre svolto un ruolo molto importante nella mia vita, ma non pensavo di poter diventare un musicista di professione, è successo tutto ìnaspettatamente. Riuscire a conciliare passione e lavoro è una fortuna che non capita a tutti, e ne sono consapevole". Ma se non il musicista, quale si aspettava sarebbe stato il futuro del piccolo Michele? “Ero convinto che avrei fatto il fumettista. Leggevo fumetti in quantità industriale nella mia cameretta".

Caparezza: "Volevo fare il fumettista”

In verità questa passione per i fumetti e per l’arte figurativa in generale non si è affatto assopita in età adulta: basta ascoltare l’ultimo disco di Caparezza, “Museica”, per capire come stanno le cose. Ogni pezzo dell’album, infatti, si ispira ad un dipinto e diventa pretesto per spiegare un concetto universale: dall’incolmabile fossato tra genio e comuni mortali in “Mica Van Gogh” all’assenza della figura paterna in “Figli D’arte”, fino all’elogio della scrittura in “China Town”. Il confine tra le arti figurative e la musica diventa sempre più sottile, fino a scomparire quasi del tutto: “La musica è un’arte figurativa a tutti gli effetti, solo che la figurazione non si trova su una tela, ma sta nella testa di chi scrive ed ascolta melodie. L’immaginazione può assumere diverse forme: può diventare un film, un quadro, o una canzone”.

Caparezza: "Volevo fare il fumettista”

Insomma, Caparezza ha una visione totalizzante dell’arte, di wagneriana memoria, in cui pittura e musica rappresentano due facce della stessa medaglia, ma si differenziano per un unico particolare: “Paradossalmente la musica è l’arte che richiede meno attenzione. Una canzone si può ascoltare distrattamente, può far parte della nostra vita per un solo momento oppure si può tornare a riascoltarla. Siamo noi a decidere”. Sicuramente, tra le canzoni che lui ha deciso di riascoltare più spesso, ci sono quelle rap, un genere per il quale può spendere solo parole positive: “è incredibile quanto la scena rap italiana si sia evoluta in questi anni, da un punto di vista contenutistico e grammaticale, oltre che metrico. Moltissimi ragazzini ormai ascoltano solo musica rap e possono scegliere in un parterre molto vasto e di grandissima qualità”. Un nome su tutti? “Ammiro moltissimo il lavoro di Clementino”. Non li vedremo sicuramente insieme a Pechino Express, ma su qualche palco forse sì...

Anna Verrillo

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Crediti: Caparezza, Archivio web, Facebook