Cannes 2015: La faccia nascosta del Festival del Cinema

Festival del cinema di Cannes
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Il Festival del cinema di Cannes non è tutto rose e fiori come lo mostrano tv e giornali: l’altra faccia della kermesse è fatta di personaggi da film horror, situazioni ai limiti del paranormale e cose che voi umani non potete nemmeno immaginare.

Benvenuti a Cannes, o meglio, “bienvenu à Cannes” cinefili di tutto il mondo. A Cannes potrete passeggiare sulla croisette, incontrare le star del momento, discutere animatamente di cinema con perfetti sconosciuti, immergervi nelle proiezioni dei film più controversi e sentirvi come il protagonista della vostra pellicola del cuore, a patto ovviamente che possediate i requisiti giusti, e cioè che siate ricchi, dotati di un fascino straordinario o muniti di uno degli introvabili badge per stampa e professionisti che permettono l’accesso al paradiso. Dall’altro lato delle transenne, però, lontani anni luce dal glam della plage e dall’eleganza esibita sul red carpet, c’è un ‘altra Cannes, quella di chi cerca costantemente il proprio posto al sole, di chi fa i salti mortali per accedere all’esclusivo mondo delle proiezioni festivaliere, ma anche di chi, accecato dal bagliore del Festival per una settimana abbandona tutto e tutti e finge a suon di quattrini (e magari di debiti) di essere parte di quel mondo patinato e ricco esibito da media e tv: ecco gli episodi più comuni e i “tipi da Festival” che nessun tg vi mostrerà mai.

Une invitation SVP (Un invito per favore): Il Festival dei comuni mortali

Lo diciamo subito: a Cannes l’elitarismo vince sulla partecipazione, il cinema diventa “affare” per pochi eletti, le proiezioni sono riservate agli “esperti”; i comuni spettatori dovranno accontentarsi di rumour sul toto palma e di una partecipazione che inevitabilmente, diventa solo virtuale. Al povero cinefilo venuto da lontano non viene lasciata nemmeno la possibilità di tentare un incontro ravvicinato coi propri idoli, perché per tutta la durata della kermesse le primissime file davanti al red carpet sono rigorosamente “effacées” (riservate) a fotografi e gente del posto con tanto di sedie e sgabelli incatenati alle transenne, proprio come nelle migliori sagre di paese. Ai “comuni mortali” giunti a Cannes non rimane altro da fare che tentare la sorte: dalle prime luci dell’alba, fino a qualche minuto prima dell’ultima proiezione, sulla Croisette è un pullulare di cartelli che recano la scritta “Un invito, per favore”. Giovani e vecchi, asiatici, francesi ed anche italiani, questa persone attendono anche svariate ore sotto il sole cocente pur di poter salire le scalinate del teatro Lumière. Le loro richieste sono bizzarre, qualche ragazza particolarmente avvenente offre anche baci in cambio di un invito, mentre qualcun altro preferisce puntare sulla simpatia. Non sono in pochi a riuscire nell’impresa, anche se si deve essere pronti a sentire ogni genere di proposta: “Qualcuno mi propone di comprarli a prezzi altissimi, qualcun altro mi ha anche chiesto di andare a prendere l’invito nella sua camera da letto, ma in fin dei conti sono quasi sempre riuscita ad entrare senza dover lasciare nulla in cambio” ha spiegato Sabrina, studentessa di media e comunicazioni, vera a propria esperta del mercato delle “invitation”. Insomma, come diceva qualcuno “è bene confidare sulla gentilezza degli sconosciuti”.

Esemplari da Cannes
Esemplari da Cannes
Belli, ricchi e…tamarri: La fauna umana del Majestic Hotel

Dalla croisette alla Hall del Majestic Hotel, ovvero il regno del lusso da cui partono le auto blu alla volta del red carpet, dimora di quei fortunati che, con l’ausilio del dio denaro, ma probabilmente con una conoscenza del cinema ferma a Miss Detective e American Pie, hanno la possibilità di godersi il Festival a 360 gradi. Una volta varcata la soglia dell’hotel più blasonato di Cannes, vi sembrerà di trovarvi in una scena de “La Grande Bellezza”. Nella hall del Majestic gli ospiti sembrano nati con gli abiti da sera cuciti addosso: che siano le 9 del mattino o le 3 di notte, infradito e calzoncini sono banditi, con la conseguenza che, più che a falcate alla Naomi Campbell, l’incedere delle clienti somigli a quello di anziane signore con poblemi di artrite reumatoide. I tipi di personaggi in cui potrete incombere sono tre: 1) Le “Lolita”, giovani e bellissime ragazze in compagnia di uomini che potrebbero tranquillamente essere non i loro padri, ma i loro nonni! Ammiccano con aria innocente al rampollo di turno che sembra tornare a vivere un'immediata seconda giovinezza.2) Le “MILF”. Accanto a dive e starlette che arrivano da ogni parte del mondo a cercare l’occasione della propria vita, ci sono anche molte attempate ed appesantite signore che non accettano lo scorrere del tempo, e corrono ai ripari dal chirurgo estetico: è il trionfo del botulino e della levigatura. 3) Le “Kim Kardashian de noartri”. La terza categoria sono i cosiddetti “nuovi ricchi”, persone dal gusto estetico piuttosto discutibile guardate con disdegno dagli altri per il proprio eccedere in abiti sfarzosi, gioielli e decolléte in bella vista.

“Le lascio un bigliettino da visita”, ovvero l’arte dell’inventarsi professioni

Non c’è luogo migliore al mondo per fare incontri di lavoro di Cannes. Chi decide di concedersi una settimana nella cittadina francese fa scorta di bigliettini da visita come se non ci fosse un domani. Semplicemente passeggiando per strada si rischia di essere “braccati” da individui dalle competenze professionali non ben identificate: “Ho un’agenzia di eventi in Estonia, prenda il mio biglietto da visita” o troppo numerose “Sono un’attrice, sceneggiatrice, regista e giornalista”. Questi strani soggetti non esitano a condividere con il malcapitato di turno vita, morte e miracoli con la speranza di suscitare interesse nell’altro che non si sa per quale arcano motivo dovrebbe poter essere utile alla loro causa. Talent scout di tutto il mondo fate i bagagli e lasciate Cannes: più che per un film, qui sembra esserci materiale per un documentario di Piero Angela.

La guerra dei badge: Ovvero l’assalto ai forni nell’era 2.0

Non crediate che la vita per i giornalisti sia una passeggiata di piacere una volta giunti a Cannes. Anche tra loro vigono rigide gerarchie che si materializzano sotto le spoglie di un piccolo quanto apparentemente insignificante piccolo oggetto: il badge. I fortunati che hanno un cartellino di colore bianco e rosa hanno l’accesso a tutte le proiezioni e conferenze, i blu con un pizzico di fortuna potranno godersi gran parte dello spettacolo senza troppo penare, mentre il giallo rappresenta una condanna senza appello. Metafora del gradino più basso della scala sociale, il povero giornalista che si vede recapitare un badge di questo colore, si troverà a prender parte ad un assalto ai forni di manzoniana memoria per un posticino in ultima fila alla conferenza di Woody Allen. Nella maggior parte dei casi si vedrà chiudere le porte in faccia, e sarà mestamente costretto ad osservare la suddetta conferenza su un freddo maxischermo, cercando irrimediabilmente di provare a concentrarsi in una sala gremita di persone urlanti, e costretto ad osservare senza possibilità di appello i colleghi più fortunati che si esibiscono in performance giornalistiche degne di un film di Pierino nella sala di quelli che contano.

Insomma, la vita a Cannes non è facile per nessuno, e la cittadina francese, con le sue palme e i suoi yacth ormeggiati al largo, conferma quell’aria un po’ snob che emergeva già dal piccolo schermo. C’è pochissimo spazio per convivialità e confronto, da sempre elementi caratterizzanti della settima arte e relegati invece al ruolo di comprimari. Eppure, come nel migliore dei copioni di Frank Capra, il lieto fine potrebbe essere dietro l’angolo e il destino correre in soccorso dei meno fortunati. Può succedere infatti che qualcuno dei “divi” da passerella decida di scendere dal suo Olimpo e portare con sé, finalmente, dall’altra parte dello schermo uno dei comuni mortali, perché gli happy ending esistono, anche nei migliori film francesi.

Crediti: Youth - La Giovinezza, web