Brunori Sas: Live a Berlino, la recensione del concerto

La Brunori Sas al Grüner Salon di Berlino (foto Alberto Mancini - Studio Pedalò)
Ecrit par

Il tour europeo di Brunori Sas ha fatto tappa al Grüner Salon di Berlino con un fuori programma che dà un tocco in più allo spettacolo. Ecco il racconto del concerto con le parole in esclusiva di Dario Brunori.

Chi l'ha detto che un concerto può essere speciale solo quando l'esibizione è memorabile, o avviene in un'occasione storica? Un concerto può essere speciale, può nascere speciale, anche se la band arriva in furgone un'ora e mezza dopo l'inizio programmato, reduce da un “cammino di Santiago in corsia d'emergenza”, come l'ha definito Dario Brunori dopo che lui e i membri della Brunori Sas, ancora con addosso i cappotti per proteggersi dal freddo invernale che proprio in questi giorni ha iniziato ad avvolgere la Germania settentrionale, si erano intrufolati tra i presenti con gli strumenti sotto braccio nello stupore divertito del pubblico del Grüner Salon di Berlino. È in questo modo, così bizzarro e imprevedibile da essere quasi in linea con il suo principale interprete, che in una sera di tardo novembre le liriche italianissime e "domestiche" di un cantautore calabrese vengono catapultate nella realtà dispersiva e cosmopolita di Berlino.

Brunori Sas: Live a Berlino, la recensione del concerto

“Il nostro furgone non ci aveva mai tradito. Ma oggi, appena entrati in autostrada, ha iniziato a dare brutti segnali”, ci racconta Dario dopo il concerto. “Purtroppo quattro autofficine ci hanno rifiutato l'assistenza, forse perché abbiamo dei brutti musi. Quindi ci siamo fatti Amburgo-Berlino a 40 all'ora, ci abbiamo messo 10 ore”. È con questo fuori programma, insomma, che è approdata nella capitale tedesca la “piccola impresa musicale” cosentina così definita dal suo “maggiore azionista”: una musica i cui temi hanno i contorni definiti della provincia in cui Dario si riconosce, più che nella dimensione straniante e neutralizzante della metropoli, ma accompagnata da stili e arrangiamenti che riescono a parlare a tutti, anche a chi – italiano o no – in quella metropoli ci vive e ci lavora. E che riescono a far ballare chiunque, studentesse Erasmus con i relativi accompagnatori teutonici ma anche italiani trapiantati a Berlino da decenni. “Vedo che ultimamente è aumentata molto la schiera dei ragazzi e soprattutto delle ragazze, ed è strano, perché sono in sovrappeso, in evidente stato d'avanzamento dell'età... È il potere delle canzoni”, ironizza Dario. “Mi piace avere un pubblico abbastanza trasversale. Non ho necessariamente l'interesse di raccontare una generazione, ma mi fa piacere che ci siano persone più giovani di me”.

>>> LEGGI ANCHE Brunori SAS apre il Festival Maggio: Il live di 'Mambo Reazionario'

>>> LEGGI ANCHE Brunori Sas: Video in esclusiva per l'indiece di melty!

E per farle ballare, queste generazioni di fan trasversali, Dario e la sua band (Mirko Onofrio, Stefano Amato, Massimo Palermo, Dario Della Rossa e Simona Marrazzo) snocciolano molti dei pezzi più frizzanti e ballabili del proprio repertorio, rendendoli ancora più effervescenti con arrangiamenti corposi, coinvolgenti e talvolta persino “invadenti” nei confronti della voce. E poco importa se un altro disguido rischia di lasciare il batterista Massimo Palermo senza rullante, perché la voce di Brunori il rullante c'è la già incorporato, e il gelo dell'Europa settentrionale non ne ha scalfito il graffiante sgocciolio. E se gli agrodolci temi delle canzoni, o per lo meno i loro contesti socio-culturali, si rifanno alla realtà a cui Brunori appartiene orgogliosamente (“Voi sapete che la new wave è nata in Calabria, vero? ”, interroga il pubblico, “e anche il punk e il post punk, tutti tra Castrovillari e Soverato”), di certo lo stesso non si può dire per le melodie, le sonorità e i generi che la band propone al pubblico, che vanno dalle ballate al mambo passando per walzer, pop, folk e rock con incursioni punk e persino blues, merito anche dell'ottima spalla Mirko Onofrio.

Brunori Sas: Live a Berlino, la recensione del concerto

Al resto ci pensa lo stesso Dario con un'ironia che è quasi comicità, e che rende lo spettacolo godibile anche a dispetto dei problemi con i volumi e frequenze che il concerto si porta dietro fino alla fine. Anzi, sono proprio gli inconvenienti tecnici, talvolta, a fornirgli l'assist, come quando il mandolino non si sente e lui confessa “l'abbiamo portato apposta per fare gli italiani in Germania, se non si sente il tour finisce qui”. O quando, per segnalare un indesiderato eco al fonico, riporta “uno strano effetto Wojtyla”. Il più divertito sembra essere proprio lui, che gioca con parole, musica e linguaggio del corpo di fronte a una platea di quasi duecento persone (oltre alle aspettative degli organizzatori) che ormai gli sta stretta. “Ma questa dimensione ci piace. L'atmosfera è diversa, c'è una percezione diversa”, ci racconta. “Al di là dell'aspetto biecamente promozionale, mi fa piacere poter viaggiare e avere questo punto di vista privilegiato. Durante il tour abbiamo avuto dei contatti umani molto belli, e in locali come questo troviamo un calore incredibile”. Parole certamente sentite da un artista che fino a pochi anni fa, conciato “a guisa di dandy”, non pensava nemmeno i poter fare il cantante di mestiere, ma che trova nuovamente il modo di burlarsi di se stesso cedendo all'irresistibile tentazione dell'ironia: “È ovvio che noi ci meritiamo gli stadi, perché è una proposta così bella che ha bisogno di arrivare a centinaia di migliaia di persone”.

Brunori Sas: Live a Berlino, la recensione del concerto

E così, dall'attacco con “Arrivederci tristezza” alla trionfale conclusione con “Guardia '82”, (passando ovviamente per le più gettonate come “Kurt Cobain”, “Lei, lui, Firenze”, “Italian dandy” e “Rosa”) le due ore di concerto dell'”imprenditore mancato e neo-urlatore italiano” volano leggere. Tanto per chi lo conosce fin dagli inizi e può apprezzare le nuove pennellate strumentali e interpretative date ai pezzi dell'antologia brunoriana per questo tour europeo, quanto per chi, ignaro della sua esistenza, si fa trascinare a due passi dal palco e dopo due o tre canzoni si lascia andare ad uno spontaneo “però, è orecchiabile”, ravvisando le citazioni e le allusioni – volontarie e non – a grandi cantautori della tradizione italiana come De Gregori e Rino Gaetano. È questo, forse, a rendere speciale un concerto di Brunori Sas, in special modo in un contesto intimo come quello del Grüner Salon: nell'arco dell'esibizione si può avere l'impressione di trovarsi a una sagra di paese o in un locale underground, in una sala da ballo latino o in un pub londinese, con la costante di un'esecuzione brillante e penetrante nella sua perfetta imperfezione. Un po' come a Berlino, insomma, ci si può sentire ovunque, percependosi partecipi di qualcosa che vale la pena di essere vissuto. Ma non c'è pericolo di perdersi, perché – in corsia d'emergenza o no – il pellegrinaggio continentale deve continuare, toccando Bruxelles, Londra e Lugano prima del rientro in Italia per preparare un probabile tour primaverile nei teatri. E così a riportare tutti alla realtà è ancora il mattatore mattacchione Dario Brunori: “In fondo alla sala c'è il banchetto con i cd. Domani abbiamo l'elettrauto, mettetevi una mano sul cuore...”.

Crediti: Archivio web, Alberto Mancini - Studio Pedalò www.studiopedalo.com’