Briga, Fedez, Venditti, De Gregori: Quando il rapper affianca il cantautore

Briga, Fedez, Venditti, De Gregori: Quando il rapper affianca il cantautore
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Cosa hanno in comune Briga, Fedez, Venditti e De Gregori? Perché un cantautore si fa accompagare nei concerti da un rapper? Leggi l’editoriale su melty!

Cos’hanno in comune Mattia Briga, Fedez, Francesco De Gregori ed Antonello Venditti? Facile no? I primi due appartengono alla categoria dei “rapper atipici”, legati, vuoi in qualità di giudice, vuoi in veste di ex-concorrente, al mondo dei talent, del piccolo schermo e alla generazione che sta crescendo a pane e web 2.0. Gli altri due, naturalmente, fanno parte della “vecchia guardia” dei cantautori dello Stivale, scrivono canzoni da 40 anni e hanno registrato anche un album in duo nel 1972: “Theorius Campus”, grazie al quale gli italiani hanno cominciato ad affezionarsi a canzoni come ‘Roma Capoccia’ e ‘Signora aquilone’.

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Briga, Fedez, Venditti, De Gregori: Quando il rapper affianca il cantautore

Sia De Gregori che Venditti, inoltre, hanno pubblicato di recente un nuovo lp (rispettivamente “Vivavoce” e “Tortuga”), così come entrambi hanno organizzato per il mese di settembre un concerto-evento: lo scorso 5 settembre allo Stadio Olimpico, l’autore di ‘Grazie Roma’ ha duettato con Biagio Antonacci e Briga sul finale; il prossimo live del 22 settembre all’Arena di Verona, invece, vedrà De Gregori suonare per intero “Rimmel”, in occasione dei 40 anni del disco, accompagnato da alcuni amici e colleghi, tra cui spunta anche il nome di Fedez. Il motivo di questi duetti – che, senza girarci troppo intorno, costituisce senz’altro un modo per avvicinare un pubblico di giovanissimi al repertorio dei celebri cantautori - fa riflettere su come stia diventando sempre più complesso il mondo della musica oggi. C’è crisi, questa non è certo una novità, e una delle fonti di guadagno più consistenti resta sempre e comunque la partecipazione del proprio pubblico a uno spettacolo dal vivo.

Sembra ragionevole, perciò, l’idea che la maggior parte degli artisti cerchi di ampliare il ventaglio dei propri ascoltatori, appropriandosi di quel concetto di trasversalità tipico della cultura pop e adattandolo al proprio linguaggio musicale, a prescindere dal fatto che ci si identifichi in un rapper, un cantautore o una band che ha appena vinto un talent show. Cosa c’è di sbagliato in tutto questo? Forse niente, dal momento che se sei sulla scena musicale da 40 anni e vuoi rivolgerti alle nuove generazioni devi necessariamente usare il loro linguaggio, così come se hai scelto la via del talent faresti di tutto per conquistare un pubblico che generalmente snobba o critica la tua scelta artistica. Certo, un duetto come quello in ‘Alice non lo sa’ con Ligabue lascia davvero a desiderare dal punto di vista artistico, ma se questo farà sì che tra qualche anno i quindicenni canteranno anche ‘Rimmel’ o ‘Roma Capoccia’ tra ‘Generazione Boh’ di Fedez o ‘L’amore è qua’ di Briga, certo non sarebbe una cattiva idea.

Crediti: youtube, web