Blancanieves: recensione e commenti in anteprima

Blancanieves è un film spagnolo ispirato alla favola dei faretelli Grimm
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Vi proponiamo la recensione in anteprima di “Blancanieves” in uscita il 31 ottobre. Il film è una rilettura in chiave gotica della famosa fiaba dei fratelli Grimm. Leggila in esclusiva su melty.it

(a cura di Enrico Fop) Proprio nel giorno di Halloween, il 31 ottobre, esce il film spagnolo di Pablo Berger “Blancanieves”. Vincitore di dieci premi Goya (i “David” iberici), la pellicola rappresenterà la Spagna come "miglior film straniero" agli Oscar 2014, dei quali vi abbiamo già anticipato chi sono i favoriti. Il regista Berger ha più volte raccontato del faticoso travaglio produttivo che ha dovuto affrontare per portare a termine il film e, a dirla tutta, la cosa non stupisce affatto: “Blancanieves” è girato in bianco e nero ed è completamente muto. Bastano questi due elementi per scoraggiare la major più coraggiosa ad investire sul prodotto; compiere una scelta estetica così radicale significa rischiare il flop al botteghino. Nel 2012 però esce "The Artist", un film analogo a quello che Berger ha in mente, che non solo registra introiti da record ma trionfa agli Oscar 2012 in ben cinque categorie diverse. È così che Pablo Berger ce la fa, i produttori gli danno fiducia e lui ha finalmente modo di completare la sua opera. Risultato? Ottimi incassi in patria e distribuzione in diversi paesi stranieri.

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Ma veniamo al film, “Blancanieves” è una fiaba vagamente orrorifica ispirata al famoso racconto dei fratelli Grimm: Nella Spagna degli anni venti Carmen, figlia di un famoso torero, cresce sotto il crudele controllo di Encarna, l'infermiera del padre che, in seguito ad un grave incidente è costretto a vivere su una sedia a rotelle. Carmen, una volta cresciuta, scappa dal collegio e si unisce ad un gruppo di simpatici nani toreador. Assieme a loro, comincerà a praticare la stessa professione del padre, entrando nella leggenda e combattendo fino alla decisiva sfida finale nell'arena più grande della città. Le due attrici principali sono Macarena Garcìa per Blancanieves e Maribel Verdù (che ha recitato per Guillermo del Toro, il regista di Pacific Rim) nei panni dell'infermiera.

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Girato in perfetto stile espressionista e ispirato dai maestri del muto come Murnau, Leni e Stroheim, il film è un riuscito omaggio a una intera epoca della storia del cinema. Berger tenta di dare nuova linfa al linguaggio cinematografico compiendo una "regressione" e auto-imponendosi alcuni limiti. Tolto il colore e tolti i dialoghi, restano le splendide musiche di accompagnamento e alcune sequenze di gradevole impatto estetico, complice anche una fotografia curata che esalta i contrasti e caratterizza visivamente i personaggi. Berger riesce a dimostrare che è ancora possibile divertirsi fruendo di un cinema di quasi ottant'anni fa, nonostante lo spettatore di oggi sia assuefatto dalla computer grafica e dai ridondanti effetti speciali delle produzioni hollywoodiane. È vero, c'era arrivato prima Michel Hazanavicius, ma qui non si tratta di stabilire un primato, piuttosto di riconoscere che è in atto una vera e propria tendenza globale. Berger e Hazanavicius non sono per fortuna gli unici ad aver tentato la strada del muto e noi ci auguriamo che il fenomeno in futuro possa dare altri buoni risultati.

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Crediti: Archivio web, archivio web