Silvio Berlusconi: Processo Ruby, le motivazioni della sentenza

Karima El Mahroug, in "arte" Ruby
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Depositate le motivazioni della sentenza di assoluzione di Silvio Berlusconi nell'ambito del processo Ruby. Per i giudici della corte d'appello ci fu "bunga bunga", ma non intimidazioni o minacce.

Mentre Silvio Berlusconi si pone nuovamente sotto i riflettori “bipartisan” invitando a cena ad Arcore Vladimir Luxuria con la fidanzata Francesca Pascale (e diffondendo il selfie dell'improbabile “triumvirato”, istantanea della decadenza politica italiana), quest'oggi i giudici della seconda corte d'appello di Milano hanno depositato le 332 pagine di motivazioni della sentenza che ha portato, nel luglio scorso, all'assoluzione dell'ex premier nell'ambito del “processo Ruby”, in cui veniva accusato di concussione e prostituzione minorile. Accuse che, in primo grado, erano valse una condanna a 7 anni di reclusione, sentenza poi ribaltata dalla citata corte d'appello a seguito dello scontato ricorso dei legali rappresentanti del Cavaliere.

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Non sono stati avari di dettagli, i giudici, che nel fascicolo parlano di "prova certa dell'esercizio di attività prostitutiva ad Arcore in occasione delle serate in cui partecipo Karima El Mahroug", aggiungendo però che la tesi secondo cui Berlusconi fosse a conoscenza della minore età della giovane egiziana non è “assistita da adeguato supporto probatorio". Di certo ci furono "intrattenimenti e interazioni a sfondo sessuale [...] chiaramente intesi a soddisfare la libidine sessuale del padrone di casa e dei suoi ospiti di sesso maschile", tra i quali figuravano numerosi politici, personaggi del mondo dello spettacolo e faccendieri di vario genere. L'intrattenimento a sfondo prostitutivo di Ruby e delle sue colleghe risultava evidente "per la sfrontata disinibizione delle ragazze, per l'ostentazione di nudità, per gli ammiccamenti seduttivi e la disponibilità a 'strusciamenti', palpeggiamenti o simulazioni di atti sessuali".

In un passaggio probabilmente decisivo, ai fini dell'assoluzione, si legge inoltre che Berlusconi non esercitò alcun tipo di intimidazioni o minacce con le telefonate a un funzionario di polizia (al quale l'ex premier – secondo quanto riportato all'epoca – avrebbe ordinato di lasciar andare la ragazza adducendo che fosse nipote dell'ex presidente egiziano Mubarak), e che il Cavaliere "aveva un personale, concreto interesse a risolvere la questione con l'affidamento di Karima El Mahroug a Nicole Minetti (ex consigliere regionale imputato nel processo sul cosiddetto Ruby bis, ndr), considerato che la ragazza frequentava da alcuni mesi la sua residenza di Arcore, dove aveva assistito e partecipato ad atti sessuali a pagamento". Insomma, Berlusconi se la spassò, nella villa brianzola, ma non commise alcun reato perseguibile per legge. Almeno secondo i giudici della corte d'appello di Milano.

Fonte: Processo Ruby: Solo - Crediti: web , Twitter