Berlusconi: Crisi di governo e elezioni, il condannato minaccia

Silvio Berlusconi
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Silvio Berlusconi non si arrende nonostante la condanna della Corte di Cassazione. Il Cavaliere rilancia: riforma della giustizia o al voto subito. Ministri e parlamentari Pdl pronti alle dimissioni, il governo vicinissimo alla crisi.

Il Governo Letta, a quanto pare, ha le ore contate. Questo è il comune sentire nel Palazzo della politica, dopo le parole di Silvio Berlusconi a margine dell’incontro con i suoi parlamentari alla Camera dei Deputati. L'ormai ex Cavaliere ("disarcionato" con la condanna per frode) accolto con un lungo applauso e “ringalluzzito” dall’incitamento dei fedelissimi del Popolo della Libertà, ha approfittato dell’occasione per assestare il suo ennesimo colpo di coda: “Parlare di giustizia in Italia è abusato”, ha dichiarato Berlusconi, commentando ancora una volta la conferma in Cassazione della sua condanna a 4 anni per frode fiscale, “Serve una vera riforma della giustizia. Per questo siamo pronti ad andare al voto al più presto”. Nello spazio di qualche istante decadono i “buoni propositi” di sostegno incondizionato all’esecutivo di larghe intese: è lo stesso Vicepremier Angelino Alfano a rivelare che “I Ministri sono pronti a rassegnare le dimissioni”, mentre la pattuglia dei berluscones di Camera e Senato ha già rimesso il mandato nelle mani dei capigruppo. Proprio Renato Schifani ha annunciato: "Berlusconi rimane il nostro leader. Chiederemo la grazia a Giorgio Napolitano". Il Capo dello Stato, però, sembra aver già rispedito la richiesta al mittente, invitando a "Rispettare le sentenze e la legge".

Il Berlusconi sul piede di guerra ha messo in allarme il premier Enrico Letta: “Far cadere il governo adesso sarebbe un delitto”. Sulla stessa lunghezza d’onda il suo predecessore Mario Monti, intervistato dal Corriere della Sera: “Staccare la spina a Letta sarebbe un atto irresponsabile”. Evidentemente, il Professore non ha dimenticato la mossa di Berlusconi di qualche mese fa, quando il capo del centrodestra ritirò l’appoggio al governo tecnico dopo l’approvazione del Testo Unico anticorruzione: proprio il Decreto Monti è all’origine dell’incandidabilità di Silvio se si andasse a nuove elezioni. Il centrosinistra, dal canto suo, fa quadrato attorno alla compagine di governo: il segretario del Pd Guglielmo Epifani ammonisce: “Se viene meno il sostegno del Pdl, viene meno anche il patto di legislatura”, afferma l’ex leader CGIL, confermando l’orientamento dei democratici in favore della decadenza da Senatore del Cavaliere, in vista del voto ad hoc a Palazzo Madama. Persino dalle parti del Movimento 5 Stelle giunge qualche spiraglio: il capogruppo Nuti “apre” al Pd perché si trovi un accordo sulla riforma della legge elettorale. Si sente aria di ritorno alle urne, con l'ombra di Marina Berlusconi che si staglia sulla politica italiana.

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