Beppe Grillo: Processo alla Gambaro, voci di scissione M5S

Grillo con gli ex capigruppo Crimi e Lombardi
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In programma alle ore 18 la riunione tra deputati e senatori del Movimento 5 Stelle per decidere le sorti dell’“iconoclasta” Adele Gambaro. L’appuntamento è stato presentato da Beppe Grillo come un referendum sulla sua leadership.

Dopo il V-Day, il G(ambaro)-Day. lunedì 17 giugno, alle ore 18, è in programma l’attesa riunione dei parlamentari del Movimento 5 Stelle per decretare l’espusione (o l’assoluzione) della senatrice Adele Gambaro, rea di aver criticato la gestione del partito di Beppe Grillo (all’origine, a suo dire, della batosta delle ultime Elezioni amministrative). Alle 15, invece, era iniziata l’assise tra i pentastellati di Palazzo Madama, rigorosamente in diretta streaming. La stessa Adele Gambaro ha preso la parola per respingere l’invito a lasciare il partito, denunciando “Le reazioni del blog nei miei confronti, di una violenza inaudita” e “la rottura del legame di fiducia” con l’ex capogruppo Vito Crimi, che ha replicato: "Non votiamo nessuna espulsione, ci rimettiamo al giudizio della Rete". E’ però già partita la resa dei conti nel Movimento, con annesse voci di scissione interna alla pattuglia grillina in Parlamento. Una collega della Gambaro, Serenella Fucksia, aveva dichiarato che “Il Senato voterà compatto contro l’espulsione di Adele. In molti non andranno nemmeno alla riunione”, facendo eco a Tommaso Currò (“Mi auguro che nessuno venga espulso”). I falchi del movimento, in primis lo stesso Crimi e Nicola Morra (suo successore alla guida del gruppo al Senato) sono però di tutt’altro avviso: “La Gambaro ha violato una regola logica, che diventa anche una regola etica. Grazie a Beppe noi tutti ci troviamo dove siamo (...) Sarà la Rete a decidere sulla Gambaro”. Rincara la dose Manlio Di Stefano: “In queste ore é in fermento il formicaio dei miserabili. Via gli elementi tossici dal partito” ha tuonato su Facebook, con riferimento all’ipotesi di gruppi autonomi.

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Il popolo grillino del web, dal canto suo, sembra aver già deciso: alla vigilia del voto sulla Gambaro è peraltro spuntata una pagina Facebook intitolata “Dissidenti M5S dimettetevi”, così come un video nel quale un emulo di “Anonymous” ribadisce che “Tutti gli attivisti sono ispirati da lealtà e onestà intellettuale (...) Il Movimento 5 Stelle si ispira ai principi della democrazia diretta. Gli eletti si obbligano moralmente a divenire degli esecutori materiali del proprio elettorato”, citando perfino Gesù Cristo e il tradimento di Giuda. Alcuni dei fedelissimi del leader, come il Vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, hanno persino evocato lo spettro del celeberrimo “scouting” (adesso divenuto “compravendita orchestrata dal Partito Democratico”) a sottolineare il rischio-spaccatura. I Pasaran di Beppe Grillo sono dunque passati alla controffensiva: la “Rivoluzione Culturale” paventata in queste ore dai “gerarchi” a 5 Stelle si accompagna ad un clima da Parlamento Bulgaro sulla gestione del caso Gambaro. Beppe Grillo, dopo gli accostamenti al Fascismo, dovrà sorbirsi anche qualche analogia giornalistica con il totalitarismo comunista. Il Culto del Capo è la vera grande anomalia del movimento, alfiere di una presunta democrazia diretta: il voto "referendario" di questa sera sarà un successo o una sconfitta. Per Beppe Grillo, ovviamente.