Belgio-Algeria vista con gli algerini: Il reportage da Parigi

Tifosi algerini a Kremlin Bicetre
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L'Algeria è la "seconda nazionale" di Francia, vista l'enorme comunità che la abita. Siamo andati a vedere Algeria-Belgio in un bar del Kremlin-Bicetre, alla periferia di Parigi. Il racconto del pomeriggio tra birra, euforie e delusioni.

“One, two, three, vive l'Algerie”: l'euforia di una nazione con poche ambizioni calcistiche sale prima ancora dell'inizio di Belgio-Algeria, match del gruppo H dei Mondiali 2014 (finito 2-1 per Courtois e compagni). Al "Cafè de la Mairie" del Kremlin-Bicetre, alla periferia di Parigi, trovo subito pane per i miei denti presentandomi come giornalista italiano appassionato di calcio: l'Italia è un mito per il Maghreb, così come i campioni della nostra nazionale. Se la fede nei nostri club è ben spartita (Mehdi, il proprietario del locale, è juventino così come il suo amico Yaunis, mentre Luves e Ahmed si dichiarano “milanisti dall'età di 5 anni”), sui singoli giocatori sono tutti d'accordo: Pirlo è il numero uno al mondo (“è vecchio, ma gioca con la testa e porterà l'Italia fino in fondo”) e nessuna scuola di difensori è paragonabile a quella italiana. Non è facile spostare l'argomento di conversazione (i “Grande Italia” e “Vai catenaccio” si sprecano) , ma dopo un po' si scoprono cose inattese: la Spagna (e con essa i suoi abitanti) è odiata all'unanimità, e si salva solo la maglia numero 5 di Zinedine Zidane (non a caso, francese di origini algerine) al Real Madrid. La partita sta per iniziare, si punta tutto sugli idoli Mesbah, Yebda, Ghoulam e Feghouli, e Luves (allenatore di una piccola squadra di calcio) mi mostra le sue foto con alcuni grandi calciatori, azzardando un pronostico: “Finisce 1-0 per noi con gol di Sleizmani, ma sarà durissima”.

Belgio-Algeria vista con gli algerini: Il reportage da Parigi

Le squadre sono schierate, ma il fatto che gli algerini francesi non conoscano il loro inno mi spiazza: loro si giustificano con il sorriso sulle labbra, dicendo: “Ma noi siamo nati qui, non lo abbiamo mai saputo”, e con un po' di delusione il momento più solenne di una partita dei Mondiali fila via senza troppi onori. Quello visto al Cafè della Mairie di Kremlin Bicetre è grande folklore, e ad un italiano può apparire surreale il fatto che quasi tutti parlino francese. Anche con la Nazionale di casa il rapporto è molto meno burrascoso di quanto pensassi: alcuni vedono la Francia come la seconda nazionale del cuore (Zidane ha aiutato parecchio, e gli algerini esultano senza problemi assieme ai nuovi compatrioti "galletti"), altri, forse influenzati dalla mia presenza, mettono l'Italia al secondo posto nel loro cuore calcistico. Ogni discorso, però, viene messo da parte nell'arco di quei dieci minuti in cui la temperatura del match sale: prima il boato per il tiro furi bersaglio di Taider al 17esimo minuto, poi la festa dopo la trattenuta di Vertonghen su Feghouli, che causa il rigore. E' 1-0 Algeria grazie algol di Feghouli e impazza la festa. Fino a questo momento, il pronostico di Luves è pienamente azzeccato.

Belgio-Algeria vista con gli algerini: Il reportage da Parigi

Il clima all'intervallo di Belgio-Algeria sembra quello dopo la vittoria in una finale: bandiere ovunque, balli e canti, mentre si sparge la voce di un'invasione euforica degli Champs-Elysées in caso di successo. Mi invitano già ai caroselli del post partita, ed è un peccato non avere a disposizione un'auto per strombazzare con loro per le strade di Parigi. Il grido di “One two three vive l'Algerie” è ovunque: riprendendo la scena, ci sono molti personaggi “esuberanti” che catturano la mia attenzione, e alla fine è difficile non unirsi alla festa. Dopo la "bagarre" dell'intervallo, l'altro colpo a sorpresa è l'arrivo in tutta tranquillità del sindaco del Kremlin-Bicetre in persona (eletto, udite udite, con la lista di destra dell'Ump), sceso al bar per una birra con alcuni esponenti della seconda generazione di immigrati algerini. Mi viene spontaneo chiedere se anche lui tifi Algeria, ma lui minimizza con un compostissimo “Io tifo la Francia ed è sempre al primo posto, ma gli Algerini sono nostri amici, quindi mi sembrava giusto venire a dare un'occhiata”. Il Primo Cittadino in giacca e camicia che si ferma a condividere birra e calcio con una minoranza etnica della sua città: questa è la Francia migliore.

Belgio-Algeria vista con gli algerini: Il reportage da Parigi

Ricomincia la partita, con gli algerini che si esaltano con poco: anche una conclusione sbilenca "alla Cesar Prates" (come direbbe la Gialappa's Band) può provocare un boato. La gioia diventa però delusione a partire dal 70° minuto: Fellaini pareggia di testa e l'umile Algeria si spegne. L'atmosfera si fa improvvisamente silenziosa, anche se per molti un pareggio contro il Belgio (potenziale rivelazione del Mondiale 2014) sarebbe già un grande risultato. La doccia fredda arriva con il gol del 2-1 di Mertens al minuto 80, che scatena tutta la "mediterraneità" algerina (e, diciamolo, anche molto italiana) di chi fatica ad accettare la sconfitta. Dopo le proteste per l'entrata dura che ha innescato il contropiede decisivo, è l'allenatore serbo Vahid Halihodzic a finire sul banco degli imputati: i nostri amici Luves, Yaunis e Mehdi lo accusano di aver operato espressamente delle scelte sbagliate di formazione, dopo le critiche ricevute da stampa e tifosi algerini (è volato persino un non elegantissimo “Nique ta mere”). Calmati gli animi, gli algerini si rendono presto conto di non poter andare lontano in questi Mondiali 2014: Luves mi saluta comunque con un “Beh, almeno abbiamo fatto una figura migliore del Portogallo e della Spagna”, e molti altri si congedano con un “Buonasera”. Calcio, passione e semplicità: basta un pallone e due porte perché ci senta tutti a casa.

Marco Pighizzini

Crediti: melty.it