Arturo Vidal: 3 motivi per cui la Juventus ha fatto bene a venderlo

Arturo Vidal e la Juventus
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Arturo Vidal è a un passo dal Bayern Monaco e i tifosi bianconeri possono rallegrarsi. Ecco tre buoni motivi per cui la Juventus ha fatto più che bene a vendere il cileno.

Ormai è quasi fatta, mancano solo i dettagli. Arturo Vidal sarà un giocatore del Bayern Monaco. Come riportato anche dal noto esperto di mercato Gianluca Di Marzio, la trattativa con la dirigenza tedesca è in dirittura d’arrivo e nelle casse della Juventus entreranno, fra parte fissa e bonus vari, ben 40 milioni di euro. Dopo l’addio storico di Bastian Schweinsteiger, passato al Manchester United, Pep Guardiola ha trovato il suo ideale sostituto per il centrocampo del Bayern. Le strade del centrocampista cileno e dei bianconeri si dividono dopo quattro anni pieni di successi: dopo tutte le gioie che Vidal ha regalato ai tifosi, la notizia del suo trasferimento ha scatenato la rabbia di una grossa fetta di supporter, che non capiscono i motivi di questo addio. Invece quest’operazione di mercato è la migliore che la Juventus potesse fare. Ecco 3 ottimi motivi per cui la Juventus ha fatto bene a vendere Arturo Vidal.

1- Era il momento giusto

Gli juventini che stanno ancora imprecando dopo la “clamorosa” notizia della cessione di Arturo Vidal dovrebbero dare un’occhiata alla sua carta d’identità. L’arcigno centrocampista è un classe 1987 ed ha quindi già 28 anni. E quindi? Non è un over 30 ed è all’apice della carriera, diranno in molti. Esatto, e quale miglior momento per vendere un calciatore se non all’apice della sua carriera, dopo anni di successi con la stessa maglia? Auguriamo tutti ad Arturo dare spettacolo ancora con la maglia del Bayern, ma sappiamo bene che quando un giocatore raggiunge il top, è probabile che non riesca a ripetersi. Si fosse trattato un ventenne con grandissimo potenziale (vedi Mateo Kovacic all’Inter) le lamentele potrebbero essere comprensibili. Questo è il momento in cui la Juventus poteva ricavare di più dalla cessione di Vidal e lo ha fatto.

2- È una testa calda
Arturo Vidal: 3 motivi per cui la Juventus ha fatto bene a venderlo

Arturo Vidal non è sempre stato affidabile dal punto di vista disciplinare, e i tifosi della Juventus lo sanno bene. In più di un’occasione il cileno si è reso protagonista di atteggiamenti sopra le righe sia con il club che in Nazionale. E la lista è parecchio lunga. Nel 2011 Vidal con i compagni Beausejour, Jara, Valdivia e Carmona arrivò con 45 minuti in ritardo all’allenamento del Cile in evidente stato di ebbrezza e, sempre lo stesso anno, si fece beccare con il compagno Gary Medel mentre, sempre ubriaco, videochattava con una famosa modella cilena. Con la Juventus, nell’ottobre dell’anno scorso fu escluso dalla sfida scudetto contro la Roma di Garcia per aver fatto le 3 del mattino ed essersi reso protagonista di una rissa in discoteca. Di poche settimane fa, invece, lo schianto in Ferrari durante la Copa America mentre rientrava da una pazza serata al casinò. C’è poco da dire, Arturo Vidal è un calciatore imprevedibile sia in campo che fuori.

3- Ma allora resta Pogba!
Arturo Vidal: 3 motivi per cui la Juventus ha fatto bene a venderlo

Con l’addio di Arturo Vidal, e i soldi ricavati dalla sua cessione - 40 milioni di euro - la Juventus ha rimpinguato a dovere le sue finanze e, a parte alcune operazioni marginali, non sarà costretta a cedere altri pezzi grossi. Ergo, Paul Pogba rimane. Dopo gli addii importanti di Andrea Pirlo e Carlos Tevez il francese è rimasto l'unica vera stella nella rosa della Juventus. Lui sì che rappresenta un capitale che la Vecchia Signora può ancora far fruttare. Ad appena 22 anni Pogba ci ha mostrato finora solo una minima parte di quello che realmente può dare. I bianconeri possono permettersi di goderselo ancora qualche anno e di venderlo un giorno a peso d’oro, guadagnando ancora di più di quello che potrebbero ottenere oggi (come gli 80 milioni che avrebbe offerto il Barcellona). Quindi, cari tifosi della Juventus, non disperate. L’addio di Vidal potrebbe non essere un male.

Crediti: agf, web , lapresse