Arcade Fire: "Reflektor", la recensione

Arcade Fire
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Ci siamo presi un po’ di tempo per ascoltare come si deve il quarto album degli Arcade Fire, ma ora spazio alla recensione di “Reflektor”. Leggi tutto su melty.it.

In effetti, dopo la complessa operazione di marketing musicale che la band ha messo in atto a partire da settembre, l’attenzione sembrava essersi concentrata esclusivamente sulla prossima mossa inaspettata della band canadese, più che sulle canzoni e il disco in sé. C’è da ammettere che l’alone di mistero e la percentuale di originalità del percorso di lancio dell’album hanno non poco destabilizzato. Tutto ciò unito a una buona dose di cultura, che gira intorno al mito greco di Orfeo ed Euridice, sì il “tizio” che si volta a guardare la sua amata e la perde per sempre: la statua di Rodin come copertina dell’album e gli spezzoni del film “Black Orpheus”, film del 1959 diretto da Marcel Camus come immagini del teaser di Afterlife e dell’anteprima streaming dell’intero album. Quindi, dopo tutto questo mistero, finalmente si può ascoltare in santa pace l’album nella sua semplicità.

Arcade Fire: "Reflektor", la recensione

Il disco degli Arcade Fire, anticipato dall'anteprima streaming a pochissimi giorni dall'uscita, si apre con il primo singolo uscito e che dà il titolo all’album, ovvero “Reflektor”: dalle prime note si intuisce il filo rosso che caratterizza l’album ovvero quelle atmosfere haitiane derivate dall’aver registrato l’intero album proprio ad Haiti. Percussioni e strofe in lingua francese si mescolano a sonorità decisamente anni ’80 senza perdere quella potenza che promette di far ballare gli invitati alle feste più indie in circolazione. Sempre per non dimenticare l’alta caratura del lavoro, va ricordato che il video del singolo è stato diretto da Anton Corbjin (il regista di Control, per intenderci). Tutto l’album fa ampio ricorso ad ogni tipo di strumento che va al di là del trittico basso, chitarra e batteria, come è solito per gli Arcade Fire. In “We Exist” l’uso massiccio degli archi conferisce pennellate di leggerezza ad un pezzo che non perde il ritmo nemmeno per un secondo. “Here comes the night time”, un pezzo all’apparenza semplice e che ricorda una filastrocca nasconde elettrizzanti giri di basso mentre “Normal Person” strizza l’occhio al classic rock anni ’70. Nel secondo disco spazio ad elettronica (“Porno”) e dance (“Afterlife”), senza mai abbandonare ritmi caraibici-haitiani. Ora gli Arcade Fire sono attesi dal vivo, anche in Italia?

Greta Cavallari

La tracklist dell'album

Vol. I

Reflektor

We Exist

Flashbulb Eyes

Here Comes The Night Time

Normal Person

You Already Know

Joan of Arc

Vol. II

Here Comes The Night Time II

Awful Sound (Oh, Eurydice)

It's Never Over (Oh Orpheus)

Porno

Afterlife

Supersymmetry

Arcade Fire: "Reflektor", la recensione - photo
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Crediti: Archivio web, wikipedia.org, spin.com