Amir Issaa: L'esperienza con Saturnino, “Guerrieri” e Potere Alle Parole (intervista)

Intervista al rapper romano Amir Issa nella redazione di melty.it
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Intervista al rapper romano Amir Issaa sul suo incontro con Saturnino, il videoclip “Guerrieri” e il progetto Potere alle Parole col quale porta il rap nelle scuole italiane. Scopri di più su melty.it

“La prima canzone rap che ho sentito in vita mia era un brano dei Run DMC” così è cominciata la chiacchierata che abbiamo fatto nella redazione di melty.it con Amir Issaa, uno dei rapper italiani più impegnato sui temi sociali e sui diritti delle seconde generazioni. “Saturnino lo conoscevo solo per essere il bassista di Jovanotti. Ho scoperto che è un artista a tutto tondo e ha una grande cultura sull hip hop” ci dice quando gli chiediamo della sua partecipazione alla trasmissione “Guerrieri”, “ho visto le altre puntate della trasmissione e mi sono accorto che le storie raccontate mi riguardavano. Questo mi ha dato stimolo per scrivere il brano Guerrieri”. Un'intervista a trecentosessanta gradi, sulla scena rap italiana, il momento storico in cui viviamo e l'italia multietnica di domani.

Spesso affermi che il rap ti ha salvato la vita e che ti ha impedito di prendere brutte strade. Vorrei sapere come ti sei avvicinato alla cultura hip hop e alla musica rap e chi erano i tuoi idoli dell'epoca. I primi input sono venuti da mia sorella maggiore. Lei andava in una di quelle discoteche generaliste che passavano un po'di tutto e tornava a casa con le cassette registrate della serata. Io poi riascoltavo queste cassette e in una di queste ho sentito la mia prima canzone rap: era un brano dei Run DMC. Quello che mi colpì subito era che parlavano sulla musica. All'epoca per me sarebbe stato impossibile diventare un cantente o un musicista, non me lo sarei mai potuto permettere. Il rap era più accessibile, non servivano per forza una bella voce o conoscenze musicali approfondite. La cosa più importante nel rap è la parola, quello che hai da raccontare e lo stile con cui lo racconti. La semplicità di questa forma musicale è uno dei suoi punti di forza. Chiunque in un paio di giorni può registrare una canzone, senza mesi di lezioni e di esercizi. Certo, non sarai Nas però l'hai fatto e questo ti dà sin da subito stimoli. E così è stato per me. Prima dicevi che il rap mi ha salvato. Non credo sia da mitizzare il rap in sé. Per me è stato quello ma poteva essere qualcos'altro: l'arte, uno sport. L'importante è avere una passione, qualcosa che ti ponga degli obiettivi.

Amir Issaa ospite della redazione di melty.it
Amir Issaa ospite della redazione di melty.it

Come vedi la scena odierna se rapportata a quello che il rap italiano è riuscito a costruire negli anni novanta e nei primi anni duemila? Sotto tutti gli aspetti, da quello artistico a quello mediatico fino a quello economico. Io sono contento che ci sia oggi più attenzione attorno alla musica rap. Non la vedo come una cosa negativa. Chi dice che era meglio prima non ha vissuto quei tempi. All'epoca avevamo molte meno informazioni. Si dice che una volta c'era più cultura nell'hip hop ma non è così, c'era più attenzione in generale rispetto a oggi. Quando ti portavano un libro, diventava la tua bibbia, un disco nuovo lo ascolatavi un mese intero. E' un aspetto generale più dovuto al periodo storico in cui viviamo. Oggi un ragazzo apre internet e ha tutte le informazioni; inizialmente ascolterà rap mainstream che gli arriva più facilmente, quello più visibile. Starà a lui poi appassionarsi e scoprire cosa c'è dietro, sotto o accanto. La stessa cosa accadeva negli anni novanta. Nessuno ha cominciato ascoltando gli Ultramagnetic MCs o il funk di The Parliaments, sono cose che poi ti andavi a cercare. Quello che arrivava erano i Run DMC, i Public Enemy; in Italia Jovanotti o Frenky Hi Nrg. Non è cambiato più di tanto. Solo oggi girano più soldi e se qualcuno riesce a vivere di questo non sta a me dire cosa è giusto rappare e cosa no, l'importante è rimanere il più possibile autentici in quello che si racconta. Raccontare quello che ti capita nella vita. Se veramente tu stappi bottiglie di champagne tutti i giorni, buon per te e fai bene a raccontarlo. Il succo è rimanere autentici.

La tua storia racconta di due culture diverse, quella italiana e quella egiziana. E' stato naturale per te affrontare le tematiche dell'immigrazione e del pregiudizio nella musica rap che nasce come fenomeno di critica sociale? Dal momento che io ho raccontato la mia storia nell'album Uomo Di Prestigio del 2005, con brani come “Cinque Del Mattino” o “Straniero Nella Mia Nazione”, mi sono reso conto di raccontare la storia di molti. Non ho mai voluto che fosse una forzatura. Poi la cosa bella del rap è che è molto autobiografico, racconti la tua esperienza e quindi per me è stato naturale. Oggi, dopo tanti anni, mi rendo conto di essere diventato un punto di riferimento ma anche in questo caso non è stato progettato. Questa tematica nei miei testi ci sarà sempre, come ci sarà anche altro. Ci sono già ragazzi che stanno cominciando a scrivere e ce ne saranno sempre di più. Con Luca Gricinella (giornalista e scrittore) sto lavorando a un progetto che indaga proprio il fenomeno della musica che viene da ragazzi immigrati o figli di immigrati. Quando questo fenomeno sarà più diffuso succederà in Italia quello che è gia successo in Francia o in Germania.

A dicembre 2013 è partito, in collaborazione con il Ministero dell'Istruzione, il progetto “Potere alle parole” per portare la cultura hip hop nelle scuole italiane. Tu sei direttore artistico di questo progetto, puoi spiegarmi di cosa si tratta e chi è coinvolto? Potere alle parole era un mio progetto di anni fa. Andavo nelle scuole a fare brevi workshop sul rap per affrontare temi come il bullismo, il razzismo o l'omofobia. Con il contributo di Razzismo Brutta Storia, divisione di Feltrinelli che portava già questi temi nelle scuole con libri o film, abbiamo strutturato il progetto in cinque scuole, in cinque regioni del centro sud Italia. Io ho scelto Ghemon, Mistaman, Mad Buddy e Kiave come miei colleghi e a ognuno è stata assegnata una scuola. Il progetto ripartirà nel 2014 visto il successo dell'iniziativa. In queste lezioni la prima mezz'ora andava via in chiarimenti sulle infinite domande e curiosità che i ragazzi hanno sul rap. Tocca anche sfatare miti e convinzioni che i ragazzi hanno su questo mondo e che spesso non coincidono con la realtà.Uno dei primi esercizi che faccio fare ai ragazzi è di presentarsi con una strofa rap. E' divertente vedere i ragazzi più esperti di rap che vogliono stupirti con strofe tecniche, incastri complessi e magari non ti raccontano nulla. Poi arriva la ragazzina timida alla prima esperienza, fa un rap molto semplice ma raccontandoti la sua storia e ti emoziona. L'apice dell'esperienza per me è stato in una classe in Sicilia con molte storie drammatiche tra gli studenti: molti ragazzi hanno raccontato, probabilmente per la prima volta, il loro vissuto con il rap.

Sempre a fine 2013 ti si è visto protagonista della trasmissione di Saturnino “Guerrieri” su La7. Da questa esperienza hai tratto l'ispirazione per scrivere il nuovo singolo “Guerrieri” che anticipa il tuo prossimo EP Ius Music. Puoi raccontarci come è stato l'incontro con Saturnino e cosa ti ha spinto a costruire questo nuovo progetto? Saturnino lo conoscevo solo per essere il bassista di Jovanotti. Ho scoperto che è un artista a tutto tondo e ha una grande cultura sull hip hop. Quando ho visto le altre puntate della trasmissione mi sono accorto che le storie raccontate mi riguardavano. Questo mi ha dato lo stimolo per scrivere il brano “Guerrieri”. L'ho chiamato così per richiamare esplicitamente la trasmissione anche se parla di un tema che era già nei miei testi. In realtà chi riesce a farcela facendo ciò che gli piace in questo paese non è neanche un guerriero ma un eroe. Quando ho pubblicato il video, lo ha subito postato su facebook un mio amico che si chiama Khalid Chaouki. Lui è il primo parlamentare di origine marocchina e il giorno prima era stato a un dibattito televisivo sullo ius soli con Salvini. Quando ha postato il videclip ha ricevuto sul suo profilo un attacco pesante di leghisti e simpatizzanti di Forza Nuova. Hanno insultato anche me e la maggior parte dei commenti era “torna al tuo paese”. Quando leggi questi commenti ti viene da ridere. Come fai a dire a una persona che è nata, cresciuta e vissuta qui torna al tuo paese? L'Egitto l'ho visto solo due volte in vita mia. La battaglia contro questi pregiudizi deve essere anche culturale. Con dei ragazzi abbiamo un'associazione e l'abbiamo chamata “Questa è Roma”. Io mi sono impuntato perchè non si chiamasse associazione seconde generazioni di Roma. La rivoluzione deve essere sulla percezione di come sono gli italiani. Oggi un ragazzo di colore può tranquillamente essere Italiano, immigrato o figlio di immigrati. Non lo puoi più sapere solo guardandolo in faccia. Le persone più aperte lo capiscono già ma chi a sessanta, settant'anni e ha vissuto in un Italia completamente diversa è difficile che lo capisca. Il tema delle seconde generazioni è molto complicato, ogni storia è assestante. Ci sono persone che sono legate alla cultura d'origine in maniera stretta, c'è chi ha fatto avanti e indietro con il paese d'origine e ci sono io che non conosco praticamente nulla del mio paese d'origine. Quando si parla di seconde generazioni la cosa più semplice da fare è generalizzare ma allo stesso tempo è la cosa più sbagliata. Ognuno ha la sua storia e non c'è una ricetta che va bene per tutti e che risolve tutti i problemi.

Quali sono le prossime tappe per Amir Issaa da tenere a mente? A marzo uscirà il video di “Ius Music”, primo singolo dell'Ep omonimo. Vi anticipo che il brano è prodotto da Bassi Maestro. Il videoclip sarà forte e provocatorio, lo stiamo girando nella mia vecchia scuola elementare. Mentre sul disco saranno presenti le produzioni di Big Joe, Dj Shocca e Zonta.

Crediti: Tommaso Grassi, melty.it