Amici 2017, Morgan: "Allievi in un lager, manipolati e usati"

Morgan ad Amici 2017
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Morgan spara a zero su Amici 2017, paragonando il programma ad un lager

Morgan torna a dire la sua su Amici dopo aver abbandonato bruscamente il talent. L'ex coach dei Bianchi è tornato ad attaccare il programma e la produzione, coinvolgendo anche gli allievi della scuola che, a suo dire, sarebbero manipolati e usati. "Amici è lo zombie dei talent. Un lager horror dove i ragazzi sono trattati come gli schiavi dei galeoni - ha spiegato in un video pubblicato sui social -. Ho a cuore alcuni aspetti. Innanzitutto: dov’è Lo Strego? Cioè, il ragazzo che è stato eliminato nella seconda puntata dov’è? E io vi dico che forse so dov’è, cioè è ancora trattenuto là. E questa cosa è completamente illegale, dovrebbe essere un uomo libero, dovrebbe essere una persona libera. Tutto quello che stanno tirando in ballo i cattivoni in questo momento sono bufale: non si può strumentalizzare i ragazzi per giustificare un mobbing nei miei confronti e fare un linciaggio pubblico di una persona che ha solo provato ad offrire competenza e passione nella materia per cui è chiamato ad insegnare, ma è stato linciato e sbranato".

"Il talento di questi ragazzi - continua Morgan -, ai signori che chiameremo d’ora in poi cattivoni, non importa assolutamente, è una balla. Questi fanno i programmi per arricchirsi, per vendere gli spot pubblicitari e soprattutto per farne del mercato becero una volta che escono dal talent. Quando sono là dentro sono trattati esattamente come si trattavano gli schiavi nei galeoni. La tratta degli schiavi, lì vivono in casette senza finestre, senza libri, non ci sono pianoforti, non ci sono strumenti didattici, non ci sono didatti, non ci sono persone competenti, abilitate a stare spesso con ragazzi minorenni. Io credo che Mediaset sia responsabile di un abbassamento del livello culturale pesantissimo che ha avuto il nostro paese negli ultimi vent’anni e sono entrato per vedere come si fa".

"C’è stata una immotivata e continuata aggressività nei miei confronti: man mano cresceva la reazione del pubblico, la distrazione generale di tutti, non c’era ironia, comprensione, amicizia, calore, meraviglia, gioia, empatia, c’era ansia, fretta, incomprensione, dispetto, mutilazione, aggressione, errore, distacco, disagio, follia, maleducazione, prevaricazione, grida, rumore. Ragazzi gettati sul palco allo sbaraglio, in pasto al pubblico, ai giudici, agli spettatori: cresce il tentativo di sabotare tutto, la mia ironia, i miei talenti, l’armonia. Un’intromissione a gamba tesa in tutto. Anche la mia voce finiva per diventare un gridare. Tutti contro di me, compresa la padrona di casa a rincarare la dose, elegantemente ma neanche troppo: ma dove cazzo sono? Che schifo, che brutta cosa sta roba qui, è una tortura, rischio la morte".

Crediti: Archivi web