American Horror Story 5: Che fine ha fatto l'Horror?

American Horror Story Hotel
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La serie di Ryan Murphy dopo la pausa del ringraziamento continua a perdersi regalando un episodio deludente. Che fine ha fatto il vero horror?

Fin dalle prime stagioni di American Horror Story, ciò che sembrava chiaro della visione di Ryan Murphy era l'incredibile lucidità con cui l'autore aveva affrontato il tema dell'Horror: Murphy sembrava già ai tempi di Asylum e Murder House aver capito quanto dietro la parola "orrore" non si celasse solo un gioco fatto di sangue e spavento ma soprattutto di psicologia. Così, grazie ad un cast d'eccezione e una sceneggiatura acuta, è riuscito a creare un substrato di inquietudine che si è radicato, puntata dopo puntata, all'interno del nostro animo proprio come un piccolo mostro. In Murder House abbiamo assistito con sconvolgimento allo svelarsi dei segreti della casa abbandonata, mentre in Asylum abbiamo seguito le vicende di Bloody Face incollati allo schermo fino all'ultimo secondo. Anche in Hotel abbiamo un ambiente chiuso che sembra voler ingabbiare le persone che muoiono al suo interno, e un killer spietato la cui identità abbiamo scoperto proprio nell'ultimo episodio: eppure qualcosa di quella magica alchimia che aveva reso così interessanti le prime stagioni sembra essersi perso nei meandri della noia, come nella favola del bambino che grida "al lupo!" e alla fine dopo innumerevoli tentativi, non riesce a spaventare più nessuno.

American Horror Story 5: Che fine ha fatto l'Horror?

L'intelligenza di Ryan Murphy e la sua capacità di cercare i significati più profondi del sistema Horror sembrano essersi perse, sormontate da sangue e meccanismi ripetuti che non riescono più a convincere lo spettatore. Gli indizi lasciati da American Horror Story Hotel portavano a John Lowe dall'inizio, e così la puntata della spiegazione del killer finisce per risultare solo una semplice ripetizione: a questo non aiuta la centralità completa di cui il killer ha goduto, lasciando completamente da parte gli altri personaggi e lo sviluppo della trama principale (così come era accaduto con la Contessa solo un episodio fa). Manca l'innovazione, manca la curiosità, manca soprattutto un dialogo onesto con lo spettatore che possa portarlo ad interessarsi davvero delle vicende su schermo. La serie non è ancora finita, quindi probabilmente ci sarà spazio ancora per qualche altro episodio, ma le carte sono ormai quasi del tutto scoperte e nonostante la bravura di Evan Peters e Sarah Paulson, che hanno retto l'intera puntata con due interpretazioni magistrali, sono lontani i tempi in cui l'identità di Bloody Face ci terrorizzava, e la vera sorte di Violet ci lasciava a bocca aperta. American Horror Story mai come ora sembra aver bisogno di un rinnovamento, di una marcia in più: a forza di usare sempre la stessa infatti, il motore finirà per consumarsi.

Crediti: FX, YouTube, Archivio web