American Horror Story: 3 cose che non hanno funzionato in Hotel

American Horror Story Hotel
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American Horror Story Hotel è stato altalenante, con alcune idee interessanti ma anche cose che non hanno funzionato: analizziamole in attesa della 6 stagione

C'era grande entusiasmo nell'aria quando il tema della quinta stagione di American Horror Story fu rivelato al pubblico: la particolarità del setting all'interno di un Hotel aveva immediatamente convinto tutti gli appassionati che, fin dall'inizio, hanno riposto grandi speranze in Ryan Murphy. Il compito d'altronde non era facile: creare un'ambientazione interessante dopo averne già esplorate altre quattro, e soprattutto sostituire una colonna portante della serie come Jessica Lange sono compiti che avrebbero spaventato chiunque al suo posto, ma Lady Gaga ha funzionato alla perfezione (tanto da guadagnarsi un Golden Globe) e l'Hotel nelle prime puntate sembrava davvero promettere grandi cose. Ricordate la prima puntata, "Check in"? Moltissimi riferimenti a Kubrick, altrettanti all'horror classico, un chiaro intento stilistico facile da riscontrare sia nella scenografia che nei costumi dei protagonisti. Una qualità che purtroppo non ha retto tutti e dodici gli episodi, finendo per restituirci una serie altalenante, piena di momenti molto belli ma anche di dinamiche che non hanno funzionato. Ma cosa c'è di sbagliato in hotel?

La prima problematica, e forse la principale, è stata l'eccessiva vicinanza alla struttura di Murder House. In molti avevano notato la cosa fin dai primi episodi, tanto da creare un piccolo schema che prevedeva tutto lo svolgimento della quinta stagione (previsione possibile proprio grazie ai troppi punti in comune con la casa dei fantasmi originale). La struttura era chiara, e lo era fin troppo per una serie che ha sempre puntato nei twist all'interno della sceneggiatura, soprattutto nelle prime due stagioni. Hotel è quindi diventata fin da subito più prevedibile per gli spettatori più attenti, perdendo di mordente. Non ha aiutato il fattore sorpresa la dispersione delle storie principali: Ryan Murphy si è preoccupato di raccontare più storie contemporaneamente (La Contessa, la storia di Liz Taylor, il filone del Killer dei 10 comandamenti) alternando l'importanza di queste ultime di puntata in puntata. Questo ha indubbiamente confuso lo spettatore, portandolo ad affezionarsi a tutti i personaggi sì, ma a non concentrarsi davvero su nessuno. Il terzo elemento che ha giocato a sfavore della serie è probabilmente il volerla collegare a troppe stagioni precedenti. Abbiamo visto elementi di Murder House grazie a Lady Gaga, poi di Coven insieme all'arrivo di Queenie, poi di nuovo Murder House con Sarah Paulson pronta a prendere due ruoli contemporaneamente. Una confusione che non ha giovato alla serie, finita per essere niente meno che un enorme calderone di insicurezze.

Crediti: Archivio web, youtube