Rihanna, "Anti": perché è un disco fallimentare (recensione)

Rihanna alla presentazione di "Anti"
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"Anti" di Rihanna è finalmente uscito, ma è tutto fuorché un album riuscito. Tra versioni karaoke di canzoni dei Tame Impala, un sound funk-eighties abbozzato e senza lo straccio di un singolo, "Anti" fallisce.

Finalmente è arrivato. Sull'ottavo album di Rihanna si è detto praticamente tutto: l'estenuante attesa che lo ha accompagnato è stata a più voci identificata come una "presa per i fondelli dei propri fan", o come pessimo esempio di produzione discografica; qualcuno è arrivato perfino a metterne in discussione la pubblicazione, e invece no, alla fine "Anti" è arrivato. E com'è "Anti"? "Anti" è innanzitutto un disco che si porta dietro tutti i problemi produttivi che l'hanno accompagnato, che sono visibili sul risultato finale come cicatrici su un corpo reduce da un incidente. La prima caratteristica dell'ottavo lavoro della popstar, infatti, è quella di non avere una personalità, un'anima, un baricentro. Piallati via i tre singoloni lanciati (con risultati modesti) nel 2014 e 2015 ("American Oxygen", "FourFiveSeconds" e "BBHMM") e orfano del producer Travis Scott (a quanto pare fatto fuori all'ultimo momento), l'album sembra essere un disco indeciso tra l'essere un' operazione "radicale", che flirta con la musica underground sulla scia degli ultimi dischi di Miley Cyrus e Beyoncè, e un prodottone pop-mainstream in stile MTV.

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la tracklist di "Anti"

Già dall'iniziale "Kiss it Better" è possibile intuire quale sia la strada che "Anti" avrebbe voluto prendere, cosa l'album sarebbe potuto essere: tra schitarrate "hard rock" e il vocoder in primo piano, la canzone sembra una versione r'n'b di una canzone scartata da RAM dei Daft Punk, tra retromania e sound funk. Il sound patinato e grasso della disco-funk anni '80 è infatti l'unico leitmotiv riconoscibile dell'album, presente sia nel ghirigoro synth-vocoderizzato di Kanye West-iana memoria di "Woo" che nella ballad in pieno stile anni '80 di "Love on the brain". La volontà di portare il sound di Herbie Hancock, del funk anni '80 e le chitarre hard rock dentro l' R'n'B da classifica di oggi, tuttavia, si ferma alle intenzioni. Come detto, qua e là, gli obiettivi di RiRi e dei producers si sentono, ma l'album si perde in una serie di canzoni che assomigliano più a degli snippet tirati per le lunghe o a dei frammenti non completi (l'imbarazzante "Yeah Said it" e il singolo "Work", dove Rihanna viene ridotta a corista di Drake) e in scelte che dimostrano solo la volontà di tappare dei buchi (la cover dei Tame Impala, più che una cover, una versione da karaoke della canzone originale).

Insomma, "Anti" è un album che si arena nel territorio di nessuno che sta tra il blockbuster pop e l'operazione di nicchia che contamina il pop con qualcosa di più ricercato ( in questo caso, il sound eighties; nel caso di Miley Cyrus, il rock psichedelico). L'impressione, infine, è quella di una Rihanna che, sfinita dalla lunga serie di pasticci produttivi in cui è incappato il suo disco, abbia deciso di lanciarlo sul mercato in una versione ancora non rifinita, sperando nell'appoggio incondizionato dei fan e che qualche critico vi vedesse un'operazione "coraggiosa" (solo in quest'ottica risulta comprensibile la scelta di lasciar fuori i tre singoli). Ma purtroppo no, "Anti", più che coraggioso, appare, più che altro, un disco confuso e non del tutto terminato. VOTO: 5

Crediti: web