Premio Strega: Iacopo Barison con 'Stalin + Bianca', "Io me la gioco!"

Lo scrittore Iacopo Barison
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Il giovanissimo scrittore esordiente Iacopo Barison ha rivelato a melty alcuni retroscena sul romanzo “Stalin + Bianca”. Il libro è candidato al Premio Strega 2015: "Come avere paura dell'acqua e ritrovarsi di colpo su un'isola in mezzo all'oceano..."

“Stalin + Bianca” è il romanzo d’esordio di un giovanissimo scrittore, Iacopo Barison. Edito da Tunuè nel 2014 - proprio come Dettato di Sergio Peter - il libro è un vero successo editoriale e ha ottenuto persino la candidatura al prestigioso Premio Strega. Con uno stile decisamente paratattico e declinato al presente, Iacopo Barison racconta la storia di Stalin e Bianca, due adolescenti ai margini della società per motivi diversi: lui non riesce a controllare i suoi attacchi d’ira e lei è non vedente. In seguito a una violenta aggressione di Stalin ai danni del patrigno, i due abbandonano l’anonima e grigia città in cui vivevano, tentando di lasciarsi alle spalle il vuoto affettivo e il passato. I ragazzi, vittime del marcio della realtà, non riescono neppure nell’intento artistico di trasformare il loro viaggio on the road – svuotato però della carica ribelle della beat generation – in un docufilm, perché in un mondo in frantumi persino l’arte risulta insensata e svuotata della sua funzione salvifica. “Stalin + Bianca” (la scritta che il protagonista incide sulla corteccia di un albero in procinto di essere abbattuto) è un romanzo potente che non teme di gettare in faccia al lettore il marciume sociale dell’evoluto Occidente. Abbiamo il piacere di porre qualche domanda a Iacopo Barison sul suo romanzo e i successi che sta ottenendo.

Iacopo, hai 26 anni e sei ufficialmente candidato al Premio Strega. Che effetto fa? Da un lato è bellissimo, gratificante, eccetera, dall'altro è come avere paura dell'acqua e ritrovarsi di colpo su un'isola in mezzo all'oceano, nel senso che comunque è stressante e comporta una certa dose d'ansia, soprattutto per un tipo come me. A ogni modo, come immaginerai, sono felicissimo. C'è gente che non riesce a farlo nemmeno in cinquanta, cento anni di vita, io invece ho 26 anni e sono candidato al Premio Strega. Certo, la bontà effettiva di un libro non si giudica necessariamente dai premi vinti o dalle recensioni ricevute, ma è comunque un'occasione per arrivare ad ancora più lettori, che poi è quello che conta. Inoltre bisogna restare coi piedi per terra, perché la competizione è appena iniziata.

Stalin + Bianca ha riscosso grande successo: ha venduto molte copie, diventerà un film, è stato in linea di massima apprezzato dalla critica. Ti aspettavi anche la candidatura allo Strega? No, non me l'aspettavo. Forse, se possibile, me l'aspettavo ancora meno della notizia del film. La candidatura ci ha colti di sorpresa ma anche dato una nuova carica. A questo punto, visti i risultati ottenuti finora, possiamo davvero aspettarci di tutto.

A proposito del Premio: sei per “l’importante è partecipare”, oppure farai di tutto per vincere (o, quantomeno, per arrivare più in fondo possibile)? Cosa pensi dello Strega e dei premi letterari in generale? No, “l'importante è partecipare” va bene per le partite di calcio dell'oratorio. Un atteggiamento del genere, da sconfitti in partenza, non renderebbe giustizia al valore e alla tradizione del Premio Strega. Siamo lì per giocarcela e per andare avanti il più possibile. Riguardo ai premi in generale, be', non saprei. È la prima volta che partecipo, dunque non sono preparatissimo. Allo Strega, nelle passate edizioni, ci sono stati dei libri bellissimi, altri un po' meno. Resta comunque il premio letterario più importante d'Italia, l'ha vinto gente come Moravia o Buzzati quindi è un onore a prescindere.

"Stalin + Bianca" descrive un mondo in frantumi. Hai dato sfogo alla tua fantasia o ti è bastato guardare fuori dalla finestra? Credo entrambe le cose. La mia, in un certo senso, è la generazione che deve mettere a posto e ricomporre i frantumi di cui parli, così ho avvertito la necessità di scrivere un romanzo di questo tipo. Per scrivere S+B, a ogni modo, ho cercato di restare fedele al principio di verosimiglianza. Nulla di ciò che racconto, nemmeno la scena più weird, è inverosimile o improponibile nella realtà contemporanea. Alcune parti del romanzo raccontano ciò che siamo, altre raccontano ciò che potremmo essere.

Credi che il romanzo sia stato molto apprezzato soprattutto per la “spietatezza” con la quale descrive la società? Penso e spero che sia stato apprezzato per la sincerità con cui ho scelto di approcciarmi alla storia. Peraltro, più che dalla “spietatezza”, S+B è pervaso da una certa malinconia di fondo. È stato bellissimo, ma anche sorprendente, vedere che le persone si sono riconosciute in quello che ho scritto. Significa che parlando di me, della mia interiorità, sono riuscito a parlare anche di loro. Questa è una delle cose più belle che possa capitare a un autore, ed esemplifica bene la magia che sta dietro alla narrativa – ci fa sentire meno soli, ci fa capire che c'è vita oltre noi stessi.

Quando, come e perché hai cominciato a scrivere? Hai frequentato corsi di scrittura creativa o hai impugnato la penna senza seguire i consigli di nessuno? Ho cominciato a scrivere perché non credevo in dio, e in qualcosa dovevo pur credere. Ovviamente è una battuta, ma è indicativa di come i libri, e in generale iniziare a scriverne, abbiano avuto un forte impatto sulla mia vita. Io sono felice soltanto quando o scrivo o leggo. Se togliessi questi elementi dalle mie giornate, anche il resto della mia esistenza crollerebbe miseramente. In questo modo, invece, tutto quadra e riesco a raggiungere un equilibro, anche nelle sfere emotive che non hanno nulla a che fare coi libri.

Quali sono le tue letture? In realtà le mie letture sono molto variegate. Leggo di tutto, dai fumetti (The Walking Dead, Gipi, Zerocalcare, Alan Moore, Neil Gaiman) a libri di vario genere (Bolaño, David Foster Wallace, Bret Easton Ellis, Raymond Carver, DeLillo, eccetera). Gran parte della mia formazione arriva però dai classici, su tutti Flaubert e Tolstoj, ma anche Thomas Mann e molti altri autori. Nel cinema, invece, ammiro incondizionatamente Truffaut, e credo che "Stalin + Bianca" debba molto ai suoi film e all'atmosfera che si respira.

Per concludere, cosa puoi dirci dell’adattamento cinematografico del romanzo? Stai partecipando in prima persona alla sua realizzazione? Ci stiamo lavorando, sì. Ora siamo nella fase di pre-produzione, che spesso è la più delicata, perché getta le basi per tutto il lavoro che verrà. Insieme al regista, comunque mi occuperò direttamente della sceneggiatura. È una grande responsabilità, significa che la qualità del film dipenderà anche dal mio contributo. Sarà un'esperienza bellissima e formativa, non vedo l'ora di mettermi lavoro.

Crediti: Archivio web


1 commenti
  • Mi avete fatto venire voglia di leggerlo... Quando finisco Ellroy me lo procurerò!