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Roberto Saviano da Pif a MTV, il video dell'intervista

Pif ha incontrato Roberto Saviano a Napoli prima della presentazione del libro “Zero Zero Zero”. Nella puntata de 'Il Testimone' Saviano racconta la durissima esperienza della scorta. Il video dell'intervista vi lascerà senza fiato.

Per l’ultima puntata di Il Testimone Pif ha deciso di incontrare Roberto Saviano ed approfondire la sua vita fatta di impedimenti e rischi, dove anche i gesti più quotidiani diventano impossibili. Roberto Saviano è il giornalista campano che la Camorra vorrebbe uccidere da quando nel 2006 scrisse Gomorra in cui ha descritto il potere dei camorristi, non solo militare ma anche finanziario. Il libro ha venduto più di 2milioni di copie e 7 mesi dopo l’uscita, durante una manifestazione in piazza a Casal di Principe, Roberto ebbe il coraggio di nominare i boss della zona chiedendo loro di andarsene da quella terra. Da quel momento è soggetto a costante e intensa protezione dei carabinieri. Pif ha elencato ad inizio puntata alcune delle cose che Roberto Saviano non può fare da quando è sotto scorta: “Non può alzarsi al mattino e decidere cosa fare: ogni suo spostamento deve essere deciso 2 giorni prima per motivi di sicurezza; non può andare al ristorante; non può fare il bagno a mare da solo; non può avere scadenze fisse; non può guidare auto, bici, moto, niente cinema (a meno che non sia vuoto); non può vedere frequentemente la stessa persona per motivi di sicurezza".

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Una lista agghiacciante che non è certo finita, ma che ad ogni modo non sembra fare alcun effetto ai tanti che lo accusano di fare la vittima, di essersi inventato tutto, di essersi fatto i soldi con i libri sulla camorra. Pif ha voluto conoscere Saviano per approfondire la situazione e l’incontro è avvenuto in un appartamento blindatissimo. “Quando tutto è successo avevo 26 anni e dai 26 a i 33 sono in questa situazione. Non so come abbia fatto a non finire in un ospedale psichiatrico”. Roberto è attento quando parla, soppesa ogni parola, basta un dettaglio per mettere in pericolo una persona. Per questo si pente di aver nominato il fratello ed il loro progetto di comprare una moto con i primi incassi del libro. Le storie che ha raccontato l’ex giornalista precario erano sotto gli occhi di tutti, ciò che lui ha approfondito sono state le alleanze e gli investimenti delle famiglie camorriste. “La mia fama ha rovinato tutto. Non riesco più a curare i rapporti, sono portato a diffidare di tutto e tutti e anche gli altri hanno paura perché sono al centro del mirino”.

Roberto Saviano ha dovuto rinunciare a tutto: alla libertà, alla sua vita. “C’è una parte di mondo che ha iniziato a volermi bene perché dovevo morire. Mi sento in difficoltà per essere ancora in vita”: è questa il dramma di chi, nonostante abbia rischiato tutto in nome della verità, rimane un ‘incompreso’. “Dovrei andar via per tanto tempo, ma non lo faccio. Per quanto riguarda i camorristi il conto lo pagherò, ma non ora”. Il giorno della presentazione di Zero, Zero Zero a Napoli, Pif ha deciso di accompagnarlo in macchina insieme alla scorta. E’ a questo punto che si scopre il Roberto più vero, annebbiato dall’ansia, nervoso e visibilmente teso. Lo stesso Pif è irrequieto e l’agitazione si percepisce anche attraverso lo schermo, avendo il potere di far contorcere lo stomaco ai telespettatori. E’ proprio Roberto Saviano in un attimo di distrazione durante il viaggio a dare la ragione del suo destino, citando Giacomo Leopardi: “L’umanità odia non il male, nemmeno chi lo fa. Ma chi lo nomina”. Clicca qui per guardare la puntata.

Crediti foto/video: Il Testimone, Roberto Saviano
Roberto Saviano

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