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Emma Watson nuda: Le foto hackerate non esistono

Le presunte foto hot di Emma Watson non esistono: non c’è nessun hacker dietro le minacce lanciate all’attrice dopo il suo discorso sul femminismo all'Onu. La questione è molto più intricata di quel che si possa pensare…

Emma Watson vittima di una campagna di marketing

Un caso degno di Agatha Christie e un epilogo che lascia l’amaro in bocca: stiamo parlando dell’intricata vicenda Emma Watson, che negli ultimi giorni ha unito in un’insolita attesa collettiva i fan di Harry Potter e i guardoni del web. Ma cerchiamo di mettere ordine nella faccenda per capire come sono andate esattamente le cose. Qualche giorno fa Emma Watson si era innalzata a paladina del femminismo pronunciando un toccante discorso anti sessista all’ONU nell’ambito del programma “heforshe”. Parole che avevano commosso tutti, o quasi. Tra i pochissimi detrattori della nuova ambasciatrice mondiale per la parità dei sessi, si era fatto notare il presunto hacker che aveva diffuso in precedenza le foto rubate di Jennifer Lawrence, Kaley Cuoco e Kate Upton: “Ha fatto uno stupido discorso femminista alle Nazioni Unite, ora le sue foto nude verranno messe on-line” , aveva sentenziato il pirata informatico.

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Puntuali come un orologio svizzero, le minacce hacker a Emma Watson erano diventate realtà con la creazione del sito emmayouarenext.com, con un countdown che annunciava l’imminente pubblicazione delle foto hot della Hermione di Harry Potter. Le foto, in realtà, non erano mai esistite e una volta esaurito il conto alla rovescia l’operazione è stata rivendicata da una società di marketing di nome Rantic, intenzionata a lanciare una campagna per la chiusura di 4chan, il sito che a sua volta aveva diffuso le foto hackerate di JLaw&co. Faccenda intricata? Il meglio deve ancora venire.

Non esiste nessuna Rantic. Chi si nasconde dietro questa gigantesca bufala informatica? Tutti gli indizi portano ad un gruppo che si fa chiamare "SocialVevo." Come riporta il Daily Dot, il gruppo aveva già creato altri siti di countdown falsi, tra i quali uno a nome della NASA che annunciava “la più grande sopertà che cambierà la terra”. I motivi alla base di queste operazioni sono chiaramente economici: il gruppo ha usato i siti falsi per aumentare le visite ai propri video, accrescendo le proprie statistiche e calamitando l’attenzione dei media. E in questa guerra a colpi di clic, chi ne ha pagato le spese? La povera Emma Watson, che ha subito minacce ancor più vili in quanto facevano del suo bellissimo discorso lo strumento di una campagna misogina.

Crediti: getty images

Emma Watson

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