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Da Leonardo Di Caprio a 'Vinyl': Intervista a Martin Scorsese

In occasione della presentazione dell'esposizione a lui dedicata alla Cinémathèque française, abbiamo incontrato Martin Scorsese, che ci ha parlato della sua carriera, tirando in ballo Leonardo Di Caprio e la prossima serie 'Vinyl'.

L'esposizione dedicata a Martin ScorseseIntervista

(Di Anna Verrillo) La Little Italy di New York, la Hollywood della Golden Age e ancora i grattacieli e i vizi di Wall Street o le periferie urbane di Boston: nessun uomo è riuscito a ritrarre in maniera più lucida e poetica tutti questi scenari sul grande schermo di Martin Scorsese. Il leggendario regista di ‘Taxi Driver’, ‘The Departed’ e ‘ Gangs of New York’ è stato ospite della Cinematheque Francaise di Parigi per inaugurare una mostra a lui dedicata, un incontro diventato subito pretesto ideale per raccontare ancora una volta l’incredibile storia e le mille avventure sul set di questo ragazzo, nipote di immigrati italiani che ha realizzato il proprio ‘sogno americano’. A vederlo da vicino quasi si fa fatica a credere che questo piccolo uomo sia un vero e proprio Dio della settima arte: in lui non c’è traccia di presunzione o narcisismo, ma una calma serafica ed un’ironia contagiosa in grado di mettere a proprio agio chiunque. Martin Scorsese sfodera con orgoglio una fisicità e un'attitudine che potrebbero perfino stonare con ciò che rappresenta per i cinefili di tutto il mondo. Questo adorabile newyorkese con I capelli grigi discute con estrema semplicità di film che hanno cambiato la vita di molti di noi, sfodera battute e ride di gusto a quelle degli altri: il successo, i riconoscimenti, non sembrano averlo cambiato.

L'esposizione dedicata a Martin Scorsese
L'esposizione dedicata a Martin Scorsese
Leonardo DiCaprio - L'esposizione dedicata a Martin Scorsese
C'era un ragazzo che odiava lo sport

Dagli inizi a Little Italy ad oggi ne è passata di acqua (e di film) sotto I ponti, ma il ricordo di un'adolescenza fatta di sogni e frustrazioni è ancora vivido: “Quando ero molto giovane non ero bravo con gli sport, e quindi mi ritrovavo a disegnare storyboard nella mia stanza. Amavo i colori, ma quello che mi piaceva di più era la pressione della matita sulla carta, in base alla quale riuscivo a capire quale inquadatura usare”. Storyboard che, come lui stesso ha spiegato, col passare degli anni e con l'aumentare del successo “sono diventati sempe più corti fino a tasformarsi in semplici note. Ad esempio lo storyboard della scena d’azione di Taxi Driver è stato disegnato da una professionista servendosi delle mie annotazioni”. Olte all’arte, un ruolo findamentale nella sua formazione artistica spetta alla musica: 'Sono cresciuto in una casa senza libri, in cui tutta la vita, inclusi litigi e discussioni, scorreva su un sottofondo musicale. Le note costituiscono il punto di partenza delle mie immagini. Torno con la mente ai 78 giri di mio padre: il primo ad ispirarmi è stato Django Reinhardt. Ascoltavo anche Stéphane Grappelli, gli Hot Club de France e lo swing".

L'esposizione dedicata a Martin Scorsese
L'esposizione dedicata a Martin Scorsese
Leonardo DiCaprio - L'esposizione dedicata a Martin ScorseseLeonardo DiCaprio - L'esposizione dedicata a Martin ScorseseLeonardo DiCaprio - L'esposizione dedicata a Martin Scorsese
Bob, Leo e il lavoro sul set

Quasi come una sorta di profezia, a soli 12 anni il piccolo Martin aveva già disegnato il poster del primo film che avrebbe realizzato, 'The Eternal City', titolando 'Directed and produced by Martin Scorsese', come vedeva nei titoli di coda del film di Howard Hawks: propositi assolutamente mantenuti quando è arrivato poi il momento di realizzarli concretamente. “ Mi interesso a tutto nella realizzazione di un film, dalla scenografia alla messa in scena, sulle quali ho imparato molto durante Aviator. In merito alla produzone, devo ammettere che ho dei rapporti personali con gli investitori. Negli anni 80' le cose non erano così semplici, ma sono cambiate dopo ‘Quei Bravi Ragazzi’. Alla Paramount c’è qualcuno che ha creduto in me, e sono stato fortunato. Quello che mi interessa più del budget, comunque, è la libertà creativa, per la quale non sarei assolutamente disposto a barattare”. Non meno importante della regia e di tutti gli aspetti tecnici che contribuiscono al successo di una pellicola è il suo rapporto con gli attori. Con due di loro in particolare Martin ha creato dei sodalizi artistici di portata storica: parliamo ovviamente di Robert De Niro e Leonardo Di Caprio, che per lui hanno interpretato personaggi indimenticabili: “Alla base del rapporto che ho con loro c’è la fiducia. Quando io e Rob abbiamo iniziato nel 1972, eravamo sullo stesso livello, e nessuno dei due era una star. Mi ci è voluto moltissimo tempo per trovare qualcun altro con cui instaurare la stessa relazione, e cioè fino a quando ho incontrato Leonardo Di Caprio. E’ un ragazzo che mi ispira, mi spinge ad andare oltre, spesso arriva da me con un disco o un libro e con un tale entusiasmo mi dice ‘ lo conosci questo?’. Restiamo a parlare per ore anche se ha 30 anni meno di me".

Supereroi? No grazie, meglio la tv

Ma i ricordi del passato, diventano ben presto amara riflessione sul presente: “In questo momento in America è il cinema che influenza la società. Guardate cosa sta succedendo con i film sui super eroi: sono dovunque, non solo nel cinema, ma anche sui pc di tutti, e i giovani pensano che questo sia il cinema. Il contorno prende il sopravvento sulla storia, anche se ci sono registi come Christopher Nolan che riescono a conciliare tutte le esigenze”. Nonostante per lui non ci sia in cantiere un cinecomic, non si può certo dire che Martin Scorsese abbia paura di confontarsi con nuovi pogetti: oltre al prossimo film 'Silence', che vedrà protagonista Andrew Garfield, tra I progetti futuri di Scorsese c'è anche una serie tv: “ho lavorato a questa serie della HBO Vinyl. L’idea mi era stata suggerita da Mick Jagger molti anni fa. Non è un racconto sul mondo del rock, ma sul business di quel mondo, su quanto sia bruto e senza regole. C’erano talmente tante storie da raccontare che non potevo fermarmi ad un film e quindi è diventata una serie. Ho girato il pilot, hanno finito l’ultimo episodio in questi giorni”. Nel profondo, però, Martin resta sempre un nostalgico: “ Non posso negare che con il digitale si sia diventati in un certo senso più liberi, ma io resto legato alla semplicità di un tempo, a quando negli anni 60’ con la propria crew si girava per strada, come facevano i registi della Nouvelle Vague o Cassavetes. E’ quello che ho cercato di fare anche per il mio ultimo film a Taipei, ho girato con una piccola troupe. Proprio come ai vecchi tempi".

Crediti foto/video: melty.fr
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