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Brunori Sas si racconta, la biografia in un'intervista tra donne, Calabria, e Juventus

Brunori Sas si racconta in esclusiva a melty.it, a margine di un concerto a Parigi. Il suo rapporto con le donne, la Calabria, la canzone italiana e... la Juventus. Perché Brunori è uno juventino pentito.

Dario Brunori, 35 anni

Giovedì 13 settembre 2012 con un concerto al bar Marcovaldo Brunori ha conquistato Parigi, e ha chiuso un lungo tour che lo ha impegnato per tutta l'estate. “Sono stati tre anni di fuoco, ho pubblicato tre album e non ho mai smesso di suonare. Ora voglio stare un po' tranquillo, tanto le canzoni arrivano da sole”. Dario Brunori ci spiega tutto, ad esempio che la Brunori Sas non è un cementificio e che lui continua a produrre "mattoni", ovvero le sue canzoni. O che l'amore nella sua adolescenza era fatto di bricolage. Tra una battuta e l'altra, imparerete a conoscerlo. Buona lettura!

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Brunori in versione "melty for young"
Il cementificio di famiglia

"Sbagliato. Non è un cementificio. In famiglia siamo sempre stati contrari al cemento e più favorevoli all'argilla. E' più che altro una rivendita di materiali di costruzione, e c'è anche il cemento, ma i Brunori sono storicamente dei mattonai. Io ho proseguito la produzione dei mattoni creando dei dischi che in quanto a densità e pesantezza non sono da meno. I miei fratelli però ora si stanno spostando verso il fotovoltaico e si occupano di fonti di energia rinnovabile. Questa è una buona cosa".

Brunori e la Calabria

"Io vengo da San Fili, che è la Parigi della Calabria. Così, tanto per dire una fesseria. Sono cresciuto tra Joggi, che è un'antica comunità albanese e Guardia Piemontese, fondata da una comunità di valdesi piemontesi. Ho vissuto dieci anni in una piccola città come Siena per motivi di studio e lavoro, ma la città mi piace solo a piccole dosi. Amo le atmosfere tranquille, il verde, le passeggiate e il silenzio. Non sono campanilista, non sono un fautore della calabresità a tutti i costi. Ma obiettivamente nella mia regione ci sono cose meravigliose che non ritrovo altrove. Cose che riguardano la natura ma anche gli esseri umani, il modo di vivere meridionale. E' stato bello ritrovarle al mio ritorno dalla Toscana. Ora non riesco più a farne a meno".

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Brunori e le donne

"Brunori e le donne. Quando ero ragazzo davvero non riuscivo mai a capire quello che c'era dall'altra parte. Sono sempre stato molto timido ed era difficile che mi avvicinassi alle ragazze, a meno che non facessero un cartellone con scritto “Ti voglio” o “Ti vuoi mettere con me? ”. Nella Calabria di quei tempi questo non accadeva e quindi la mia adolescenza è stata tormentata, tendente al bricolage. Il fai-da.te mi ha dato molte soddisfazioni. Poi le cose sono andate meglio, quando ho capito che non c'era bisogno di affannarsi per le donne. Ne ho scelto una e da quel momento vado sempre con quella. Dopo 14 anni è arrivato il momento di capire se con lei (Simona, corista nella Brunori SAS, ndr) è davvero una cosa seria, ma non verrei prendere decisioni affrettate".

Brunori e i cantautori

"Quando ero bambino in casa si ascoltava la musica anni 80 e i miei fratelli erano pazzi di Prince. Ma anche della musica disco. L'unico che si assomigliava a quel che faccio io ora è Lucio Battisti, anche se non era un vero cantautore perché i testi li scriveva Mogol. Ma ha fatto un lavoro egregio nel portare bellissime sonorità nelle canzoni. E poi crescendo sono stati i vari Lucio Dalla, Francesco De Gregori e Rino Gaetano a invogliarmi a scrivere".

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Brunori col flash
Il calcio, la sola religione del mondo

"Sono stato in passato un fervente tifoso della Juventus, e osservando il modo in cui le persone vivono la fede calcistica ho percepito qualcosa di sacro. Nel brano “Come stai” uso un tono sarcastico, paragono la processione del santo alla processione per lo scudetto o la coppa. Lo stadio resta uno dei pochi luoghi in cui le persone sfogano realmente i propri istinti, con tutte le derive del caso... Ma è un bene, perché viviamo in una società dove le persone sono troppo bloccate. Ora purtroppo non sono più un tifoso, gli scandali vari mi hanno fatto disaffezionare".

La nouvelle vague della canzone italiana

"Sì, esiste, e forse ha a che fare con le mode. Viviamo un periodo in cui c'era bisogno di qualcosa di nuovo e di qualcuno che raccontasse delle storie. Finché la barca va, lasciamola andare, io sono persino riuscito a farne un mestiere. Chi ascolto ? Sicuramente Dente, ma anche Nicolò Carnesi, Colapesce, Dimartino con cui ho lavorato... E poi anche altri interpreti della scena indipendente, come gli Zen e Il Teatro degli Orrori. Tutti quelli che sanno usare le parole e hanno qualcosa da dire".

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